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TRENTO. Il conto del caldo arriva anche nei frutteti trentini. La stagione si avvia verso un raccolto di mele inferiore del 9-10% rispetto alle attese, con un altro effetto che si fa sentire direttamente sulla qualità commerciale: la riduzione delle pezzature. A pesare sono soprattutto le temperature elevate e la carenza di acqua, che hanno messo sotto pressione le colture nel corso dell'estate.
Non è però soltanto la frutticoltura a risentire di una stagione climatica difficile. In quota è in sofferenza anche la produzione di foraggio, con il secondo sfalcio di fieno particolarmente compromesso tra malghe e pascoli. Per le aziende zootecniche questo significa una minore disponibilità di alimento prodotto direttamente e, di conseguenza, il rischio di dover sostenere costi più elevati per reperire il foraggio necessario nei mesi successivi.
Il quadro trentino si inserisce in una situazione nazionale che Coldiretti definisce sempre più critica. Tra siccità, caldo estremo, grandinate e incendi, la prima stima dei danni all'agricoltura italiana supera i tre miliardi di euro. A essere colpiti sono numerosi comparti: mais, riso, seminativi, foraggi e produzioni zootecniche, con perdite che in alcune aree arrivano fino all'80%.
Le conseguenze cambiano da territorio a territorio, ma il denominatore comune è lo stress provocato dalle condizioni meteorologiche. In Piemonte, nelle zone non irrigue della Baraggia, il riso rischia di perdere fino all'80% della produzione e il mais tra il 50 e il 60%. In Lombardia il caldo ha spinto diversi agricoltori ad anticipare la raccolta del mais, con una quota crescente destinata al trinciato anziché alla granella. In Veneto e Friuli Venezia Giulia, invece, le perdite nei seminativi sono stimate tra il 40 e il 60%.
Anche la zootecnia paga il prezzo delle condizioni climatiche. In Lombardia, secondo la stima di Coldiretti, la produzione di latte è scesa mediamente del 10-15%, mentre nelle aree montane la produzione di formaggio d'alpeggio potrebbe diminuire di circa un quinto. Meno foraggio disponibile e maggiore necessità di irrigazione finiscono così per ripercuotersi sull'intera filiera.
Per gli agricoltori, infatti, il problema non è soltanto la quantità di prodotto che arriva alla raccolta. Aumentano anche i costi per irrigare e proteggere le colture, mentre energia e fertilizzanti continuano a pesare sui bilanci aziendali. Una combinazione che rende particolarmente delicata la situazione per le imprese agricole, chiamate a investire di più proprio quando le rese rischiano di diminuire.
Il nuovo peggioramento meteorologico annunciato in questi giorni rischia inoltre di aggiungere ulteriori difficoltà a un settore che arriva già provato dall'estate. Per Coldiretti, il susseguirsi di eventi estremi conferma la necessità di interventi strutturali per rendere l'agricoltura più resiliente, a partire dalla gestione dell'acqua e dalle infrastrutture necessarie ad affrontare periodi sempre più frequenti di siccità e caldo intenso.
Per il Trentino, intanto, la fotografia della stagione è già chiara: meno mele, pezzature più contenute e difficoltà nella produzione di fieno in quota. Un bilancio che mostra ancora una volta come il clima stia diventando un fattore sempre più determinante per l'agricoltura, dalla campagna fino alle tavole.


