TRENTO. La tutela delle eccellenze agricole del Trentino passa anche attraverso una gestione equilibrata e scientifica della fauna selvatica. Con una deliberazione approvata giovedì scorso, la Giunta provinciale, presieduta da Maurizio Fugatti, ha approvato il nuovo piano di controllo per la cornacchia nera, la cornacchia grigia e la ghiandaia, che resterà in vigore per il quinquennio 2026-2030.

Questo provvedimento non è solo una misura di gestione faunistica, ma rappresenta un tassello fondamentale per la sopravvivenza economica di molte piccole aziende agricole locali, spesso colpite duramente dalle razzie di questi volatili, intelligenti ma decisamente fastidiosi e dannosi.

Il contesto in cui si inserisce il piano è quello di un territorio caratterizzato da un'estrema frammentazione della proprietà fondiaria, dove oltre la metà delle aziende agricole gestisce superfici inferiori all'ettaro. In una struttura produttiva così "polverizzata", anche una perdita contenuta di raccolto può trasformarsi in un danno economico rilevante per l'agricoltore.

Il problema è aggravato dal fatto che la normativa provinciale sui risarcimenti non prevede indennizzi per i danni causati dall'avifauna, data la difficoltà oggettiva di stimare con precisione la perdita di prodotto. Di conseguenza, l'unica strada percorribile per proteggere le colture di pregio, come meleti, vigneti, piccoli frutti e il mais, è quella della prevenzione e del controllo numerico diretto.

L'analisi tecnica condotta dagli uffici provinciali ha evidenziato come i soli metodi ecologici e non cruenti - quali i dissuasori acustici, le sagome predatorie, gli spaventapasseri o le reti meccaniche - risultino efficaci solo nel brevissimo periodo. I corvidi, dotati di una spiccata intelligenza, tendono infatti ad abituarsi rapidamente a tali strumenti, rendendo necessario alternare queste misure con interventi di prelievo mirati.

Il nuovo piano prevede quindi l'utilizzo di trappole selettive, come i modelli "Larsen" e "Letter-box", che permettono di catturare gli esemplari senza arrecare danni ad altre specie non bersaglio. In alternativa, qualora le trappole si rivelino inefficaci, è autorizzato l'abbattimento con arma da fuoco, affidate ai cacciatori dagli enti gestori e da effettuarsi rigorosamente fuori dai nidi e preferibilmente con munizioni atossiche, per minimizzare l'impatto ambientale legato al piombo.

Sotto il profilo della sostenibilità biologica, il piano è stato validato sia dall'Osservatorio faunistico provinciale sia dall'Ispra. Entrambi gli enti hanno confermato che lo stato di conservazione di cornacchie e ghiandaie in Trentino è favorevole e che i contingenti massimi fissati - 1.000 cornacchie e 500 ghiandaie all'anno - sono pienamente compatibili con la stabilità delle popolazioni.

Gli interventi saranno concentrati nel periodo di maggiore vulnerabilità delle colture, ovvero tra il 1° marzo e il 30 settembre di ogni anno. Un aspetto centrale del provvedimento riguarda la trasparenza e la responsabilità operativa. Ogni azione di controllo deve essere coordinata da un responsabile che ha l'obbligo di rendicontare dettagliatamente al Servizio Faunistico il numero di capi prelevati e lo sforzo di cattura impiegato.

Questo rigoroso sistema di monitoraggio, che coinvolge anche le Stazioni Forestali e l'Ente gestore della caccia, garantisce che l'attività non sia una forma di prelievo venatorio indiscriminato, ma una specifica operazione di gestione del territorio volta a proteggere un'agricoltura specializzata e di qualità.