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TRENTO. Con una delibera, che ha ottenuto il parere unanime della terza commissione del consiglio provinciale, la Giunta ha deciso di aumentare gli indennizzi per i danni causati dalla fauna selvatica, diversa dai grandi predatori (in particolare ci si riferisce ai cinghiali), alle colture agricole, nonché dei contributi in conto capitale per interventi di prevenzione dei danni alle colture agricole.
La nuova norma, come ha spiegato in commissione Marco Zucchelli, direttore del Ufficio economia e politica agraria della Provincia, riduce l'entità in tema di spesa minima in caso di indennizzi, ora portata a 500 euro, poiché si è riscontrato che molti dei danni causati erano sotto soglia (prima di 1000 euro), ricordando che non intervenire ripristinando può causare effetti permanenti e ricorrenti ai pascoli e alle coltivazioni estensive, sia privati, sia pubblici, con un danno paesaggistico oltre che economico.
Gli indennizzi da parte della Provincia coprono il 70% del danno accertato, percentuale che sale al 90% in caso di danni causati dai cinghiali. Gli aiuti sono concessi nel rispetto della normativa europea sugli aiuti de minimis in agricoltura, con un massimale di 50 mila euro per impresa unica nell'arco di tre anni.
La presidente della Commissione Vanessa Masè (La Civica) lo ha definito come un intervento atteso e necessario soprattutto per i giovani agricoltori e ha parlato della necessità di ragionare anche sul settore dell'allevamento delle specie avicole.
Per Eleonora Angeli, che sui danni da cinghiali aveva presentato un'interrogazione (Lista Fugatti): «Si tratta di un segnale concreto di attenzione e di reale ascolto delle numerose richieste e segnalazioni pervenute dagli agricoltori, sia di montagna sia di valle, che chiedono strumenti più efficaci per tutelare il proprio lavoro e il presidio del territorio, felice di aver contribuito con il mio voto alla modifica». Per Michela Calzà (Pd) «si tratta di un passo in avanti anche per quanto riguarda la prevenzione».
Roberto Stanchina (Campobase) ha detto che «a volte i danni superino il valore del raccolto e ha chiesto le statistiche per avere dati su cui lavorare in futuro». La terza commissione ha espresso parere favorevole con l'astensione della sola Calzà anche alla delibera che modifica il regolamento sulle strade forestali di tipo B, consentendo l'accesso ai parenti di primo grado e portando da 90 a 120 giorni il periodo di transito per il raggiungimento delle attività agrituristiche.


