TRENTO. Il caporalato in Trentino non è un fenomeno isolato, ma una realtà che negli ultimi mesi ha coinvolto territori e comparti produttivi diversi. A denunciarlo è la Flai Cgil del Trentino, che dopo le recenti indagini in Valsugana e in Val di Non torna a chiedere un'azione condivisa per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori.

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«Lo diciamo da tempo, avendo costanti contatti con i lavoratori e assicurando loro tutela, anche legale: il caporalato in Trentino si è diffuso andando a interessare ampi territori e diversi settori», afferma Juri Frapporti, segretario generale della Flai Cgil del Trentino.

Le ultime vicende giudiziarie, secondo il sindacato, confermano la necessità di affrontare il problema in maniera strutturata. In Valsugana una coppia nigeriana è finita in carcere, mentre i titolari di tre aziende agricole sono stati denunciati. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, lo sfruttamento dei lavoratori, la riduzione in schiavitù, la tratta di persone e i maltrattamenti con lesioni.

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Nelle prime ore del 27 ottobre è emerso anche un nuovo caso in Val di Non. La Guardia di finanza ha eseguito un sequestro preventivo di 384.551 euro, finalizzato alla confisca, nei confronti di un imprenditore della ristorazione, indiziato di aver sviluppato un sistema di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori stranieri, in concorso con imprenditori agricoli della zona.

Il quadro si aggiunge all'indagine del 22 ottobre nel settore dei piccoli frutti, con un sequestro preventivo di 790.514 euro nei confronti di un imprenditore trentino e di cinque collaboratori, indiziati di appartenere a un'associazione a delinquere dedita allo sfruttamento del lavoro e alla truffa. A luglio era invece emerso il caso di un'azienda vitivinicola.

«Stiamo assistendo non solo all'emersione del fenomeno, ma anche a una sorta di escalation dei reati contestati: caporalato, sfruttamento, pestaggi, fino alla riduzione in schiavitù», osserva Frapporti.

Per il sindacato è necessario costruire un'ampia alleanza tra organizzazioni sindacali, enti pubblici, parti datoriali e aziende sane, attraverso iniziative congiunte capaci di contrastare le situazioni di sfruttamento e tutelare chi lavora.

La Flai Cgil sottolinea inoltre l'importanza di aiutare le vittime a conoscere i propri diritti e a trovare il coraggio di denunciare. In diversi casi, i lavoratori coinvolti nelle indagini hanno trovato nel sindacato un punto di riferimento per difendersi.

«L'emersione del fenomeno potrà spingere altre persone a comprendere quali sono i loro diritti e a rivolgersi a noi e alle forze dell'ordine», spiega Frapporti. Tra gli strumenti messi in campo c'è anche la traduzione delle comunicazioni sindacali in diverse lingue, tra cui arabo e urdu, per superare le difficoltà linguistiche che, secondo la Flai Cgil, possono diventare un'arma nelle mani dei caporali.

Un impegno che si inserisce nel decimo anniversario della legge 199 del 2016, dedicata al contrasto del caporalato. Il prossimo 4 novembre, a Roma, è in programma un convegno nazionale promosso dalla Flai Cgil.

«Mai come ora serve trovare condivisione nel contrasto a questa piaga», conclude il segretario generale.