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TRENTO. Pronti, via: neanche il tempo di aprire la stagione venatoria e i boschi e prati del Trentino si presentano disseminati di foraggio che, data la stagione ancora estiva, non è certo una necessità di intervento a opera dei cacciatori per favorire la sopravvivenza alle rigidità invernali della fauna selvatica, in primis ungulati (come caprioli o cervi).
Il risultato di questa diffusione di cibo è piuttosto che gli animali si abituano a frequentare un certo punto, di solito vicino a una postazione di caccia (per lo più un'altana mimetizzata fra gli alberi). Generalmente, come testimoniano alcune segnalazioni che abbiamo ricevuto (con le foto qui riprodotte), si tratta di mele o mais (talvolta altra frutta o verdura) posizionati nelle mangiatoie (vicino alle quali spesso compare anche un blocco di sale), ma talvolta sono semplicemente disseminati sui prati (il che induce a interrogarsi su come ciò sia possibile).
Gli orsi, infatti, si nutrono principalmente proprio di frutta e la presenza delle mele sparse in giro può orientarne il comportamento inducendoli ad abbassare la quota degli spostamenti abituali avvicinandoli alle zone con case.
Nel dettaglio, 137 strutture suddivise in tre tipologie: "Mangiatoie; mangiatoie con deposito e casse per alimento concentrato, tutte accomunate dal fatto di fornire cibo in gran quantità a cervi e caprioli a tutto beneficio dei cacciatori che potranno poi ucciderne in maggior numero".
Ma, sottolinea la Lav, "il cibo contenuto nelle mangiatoie è estremamente attrattivo anche per gli orsi che vengono quindi abituati a rifornirsi presso strutture artificiali di origine antropica, aumentando così la loro confidenza con l'essere umano e riducendo di conseguenza la loro naturale diffidenza. Il fenomeno è noto per i cassonetti dei rifiuti, ma qualsiasi struttura artificiale che possa mettere a disposizione del cibo contribuisce ad aumentare le possibilità di un incontro con l'orso".
Un altro asperto assai critico posto in luce dagli esperti della Lav è l'impatto che le mangiatoie sul territorio hanno sui cinghiali, favorendone la moltiplicazione con “squilibri ecosistemici e la diffusione di malattie tra gli animali che potrebbero avere ripercussioni sulla sanità pubblica".





