TRENTO. “Il blackout informatico che nella notte tra giovedì e venerdì ha paralizzato tutti e sette i Pronto Soccorso della provincia di Trento non può essere archiviato con le scuse all'utenza o scaricando la responsabilità sul fornitore del software”. È questo il messaggio netto che arriva dalla CISL FP Trentino, con i segretari Pallanch e Pilotti in prima linea.


Il sindacato apprezza il gesto dell'assessore Tonina, che ha scelto di scusarsi pubblicamente, ma lo considera insufficiente: le responsabilità primarie ricadono sui vertici aziendali di Asuit, che devono rispondere delle scelte gestionali compiute senza delegare ad altri le giustificazioni.


La CISL FP Trentino ricorda che già nel 2022 aveva sottoscritto con la Giunta provinciale un protocollo specifico sui processi di reinternalizzazione dei servizi, pensato proprio per ridurre i rischi operativi legati all'esternalizzazione e tutelare il personale di prima linea. Quel protocollo, denunciano Pallanch e Pilotti, è rimasto lettera morta: si è invece proseguito ad affidarsi a società esterne per la gestione dei Servizi Informatici Asuit, senza le garanzie necessarie per assicurare la continuità operativa.


Il sindacato aveva già sollevato l'allarme la scorsa estate, quando i primi malfunzionamenti si erano manifestati nei Pronto Soccorso provinciali. Quegli avvertimenti non furono ascoltati, e il risultato è il caos di questa notte, con medici, infermieri e operatori costretti a lavorare carta e penna alla mano.


La CISL FP Trentino avanza ora richieste precise: i vertici di Asuit devono assumersi pubblicamente le proprie responsabilità gestionali, la Provincia deve aprire un tavolo di verifica serio su tutti i processi di esternalizzazione in sanità e occorre adottare misure strutturali per proteggere il personale sanitario. Va aperta inoltre un'analisi puntuale sull'effettiva convenienza economica di queste esternalizzazioni, perché i costi nascosti — disservizi, aggravio sul personale, disagi per i pazienti — non vengono mai messi in conto.


La sicurezza informatica in sanità non è una questione tecnica di secondo piano: riguarda la dignità del lavoro di chi opera in prima linea e la tutela concreta dei pazienti. Non è tollerabile, conclude la CISL FP Trentino, che ogni nuovo stop dei sistemi si trasformi in un ulteriore carico su un personale che già regge un sistema sotto pressione.