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TRENTO. Un salasso. La guerra in Ucraina e la crescente difficoltà d’importare prodotti dall’Est Europa porta con sé, tra le altre cose, rincari record per i pellet. Per un sacco da 15 kg ci vogliono quasi 10 euro. Ad inizio anno ne bastavano 4, ora più del doppio. Girando per il Trentino si trovano ancora posti che vendono i pellet a 7,50 euro a pacco. In Veneto, regione dove in molti trentini andavano a rifornirsi, le cose non vanno meglio, anzi.
“Il prezzo - spiegano alla Cooperativa Contadini di Levico – ha subito uno sbalzo rispetto a pochi mesi fa. Siamo partiti per tempo con gli acquisti e ci stiamo approvvigionando, ma il futuro è pieno di incognite”.
Non si sa se i sacchi ordinati basteranno per tutto l’inverno, non si sa ancora se il prezzo resterà a quota 10 euro oppure salirà ancora. Di certo è che tutto il pellet che sta per venire commercializzato, a meno di sorprese, sarà di faggio. L’abete è di difficile reperimento. Anche su Amazon.
“Siamo di fronte ad un problema – confermano gli esperti del settore – diffuso in tutta Europa. Chi pensava di salvarsi dal caro bollette, o per meglio dire dal caro riscaldamento – rifugiandosi nel pellet purtroppo resterà deluso”.
Qualcuno tenta la carta del web: online ci sono anche pellet in saldo. Ma chi ne garantisce la qualità? E di che anno sono? Un’incognita. L’unica certezza è che per un bancale da 70 sacchi non basta pagare 300 euro, ma bisogna prevedere un’uscita da 700 euro. Ad oggi questa è l’unica certezza.
“Abbiamo centinaia di prenotazioni – spiegano dall’Ardelegno di Novaledo – e siamo in difficoltà a prenderne altri. Impossibile dirà cosa succederà”. In autunno o in inverno si rischia il collasso. Un quadro da brividi: brividi non dovuti al freddo.


