TRENTO. Le nuove regole provinciali sugli agriturismi finiscono nel mirino del Partito Democratico. I consiglieri provinciali Michela Calzà e Alessio Manica contestano le modifiche alla disciplina urbanistica ed edilizia nelle aree agricole, sostenendo che la Giunta abbia ampliato le possibilità di sviluppo delle strutture ricettive senza predisporre adeguate garanzie per i territori più esposti alla pressione turistica.

La questione è emersa con la variante urbanistica proposta dal Comune di Arco, che punta a circoscrivere gli ambiti maggiormente interessati dalle nuove disposizioni. Secondo i due consiglieri, la Provincia avrebbe modificato il quadro normativo lasciando ai municipi il compito di intervenire sui propri strumenti urbanistici per contenere eventuali effetti indesiderati.

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Calzà e Manica ricordano di aver chiesto, insieme ai consiglieri di A.D.A. Lucia Coppola e Roberto Stanchina, ulteriori approfondimenti e audizioni sulle modifiche al regolamento urbanistico-edilizio. La richiesta, riferiscono, è stata respinta in Terza Commissione, dove il parere favorevole è stato approvato con i soli voti della maggioranza.

Nel merito, le nuove disposizioni ampliano la definizione di centro aziendale, consentono l'attività agrituristica anche in edifici disponibili ad aziende prive di un centro aziendale e ammettono ampliamenti del patrimonio edilizio esistente. Per alcuni indirizzi produttivi viene inoltre ridotta la consistenza aziendale richiesta per realizzare l'abitazione del conduttore.

Secondo i rappresentanti del Pd, queste modifiche avrebbero richiesto una valutazione preventiva delle conseguenze sui diversi territori, soprattutto nelle zone dove la pressione turistica è più elevata. I Comuni, per introdurre limiti specifici, devono infatti avviare una variante urbanistica e attendere le relative procedure. Nel frattempo, sottolineano i consiglieri, le domande devono essere valutate sulla base delle regole vigenti.

A sostegno delle proprie critiche, Calzà e Manica citano anche i dati provinciali aggiornati al primo ottobre: 104 varianti urbanistiche risultavano in corso, di cui 36 effettivamente in istruttoria provinciale. I due chiedono quindi alla Giunta di assumersi la responsabilità delle scelte compiute e di riaprire il confronto con i Comuni e le organizzazioni agricole.

Con un'interrogazione, i consiglieri chiedono inoltre chiarimenti sul numero di richieste presentate, sulle aziende interessate, sulle superfici coinvolte e sui controlli effettuati.

Al centro della contestazione c'è soprattutto la funzione dell'agriturismo, che dovrebbe integrare il reddito agricolo e valorizzare i prodotti aziendali, mantenendo l'attività agricola come elemento principale. Il timore espresso dal Pd è che le nuove opportunità possano favorire iniziative prevalentemente ricettive, con ricadute sul consumo di suolo e sulla concorrenza nel settore turistico.

«L'agricoltura non può diventare un lasciapassare per costruire e affittare camere», concludono Calzà e Manica, chiedendo regole capaci di sostenere le aziende agricole effettive e tutelare le specificità dei territori.