Trento / Il caso

Errore nella lettera di disdetta, sospeso lo sfratto del centro sociale Bruno

Patrimonio del Trentino Spa nella lettera indica una particella catastale diversa da quella dell'edificio di Piedicastello risanato negli anni dai volontari per ospitare numerose attività. Il giudice rinvia la decisione a una nuova udienza in programma il prossimo 17 aprile

PROPOSTA «No allo sfratto: ecco la soluzione possibile»
IL CASO La Provincia sfratta il "Bruno" e si va in tribunale
IL TEMA
«Il centro Bruno è un antidoto alla disgregazione sociale»
POLITICI Un anno fa la Lega premeva già per lo sgombero del Bruno
STORIA Nel 2006 la nascita del centro nella prima sede di via Dogana

TRENTO. Per ora niente sfratto del "Bruno": se ne riparlerà in aprile, perché il giudice ha rilevato che c'è un errore formale nella disdetta inviata dalla società della Provincia Patrimonio del Trentino Spa. Lo comunica in una nota stampa lo stesso centro sociale di Piedicastello.

"Un grossolano errore ha temporaneamente bloccato lo sfratto del Centro sociale Bruno. La giudice Adriana De Tommaso ha, infatti, accolto le osservazioni dei nostri legali, l'avvocata Stefania Franchini e l'avvocato Nicola Canestrini: la disdetta inviata con una comunicazione via pec nel 2018 riportava una particella edificiale diversa da quella che riguarda l'edificio di Piedicastello, che abbiamo autorecuperato dall'abbandono e fatto vivere in 10 anni di attività sociale, culturale e politica. Nello specifico, tale inesattezza, mai rettificata in questi 5 anni dall'attuale cda di Patrimonio del Trentino, 'integra grave motivo ostativo alla pronuncia di rilascio'".

"Non possiamo che essere felici della pronuncia, che di fatto sospende lo sfratto e sposta la decisione in avanti, ad una nuova udienza fissata per il 17 aprile 2024. Tuttavia, siamo altrettanto consapevoli che la minaccia è solo rimandata, non sventata", commenta il Centro Sociale Bruno. "Per questo la campagna 'Bruno non si caccia' - continua la nota - non si ferma né rallenta, anzi, userà i prossimi mesi per dispiegarsi e rafforzarsi".

"La decisione del tribunale, al di là dei dettagli giuridici, che confermano le goffe difficoltà gestionali di Patrimonio del Trentino, non farà desistere - scrive ancora il centro sociale - la propaganda del presidente Villotti e del suo cda, che hanno deciso politicamente di non prendere in considerazione nessuna delle proposte tecniche che sono emerse in questo periodo.

Altro che urgenza di abbattere l’edificio! Non sono mai riusciti a rispondere con dati, previsione di spesa e cronogramma dei lavori previsti nell’area ex Italcementi perché non esistono: la ridicola scusa è che lo stabile dovrebbe essere abbattuto per far passare una stradina di accesso al parcheggio dell’area ex Italcementi".

Poi, il centro sociale si rivolge a chi in questi giorni si mobilità contro lo sfratto.

"Vogliamo prima di tutto ringraziare coloro che hanno preso parola nel difendere e valorizzare l'esperienza del Centro sociale Bruno. Larga parte della società trentina ha compreso che la volontà di sfrattarci non nasce da una semplice decisione “amministrativa”, né che riguarda semplicemente il nostro spazio.

Siamo in presenza di una prassi di governo che utilizza le strutture pubbliche, che dovrebbero essere messe al servizio di tutta la popolazione, per interessi di bottega, anzi per cercare di tenere insieme le litigiose fazioni che compongono la maggioranza, inventando continuamente nuovi nemici da trasformare in problemi di ordine pubblico.

Una prassi di governo fatta di distribuzione clientelare delle risorse, taglio dei servizi e repressione. Perciò siamo anche consapevoli del fatto che il centro sociale Bruno, così come tutti gli spazi fisici, associativi, sindacali e politici del trentino solidale e democratico, non si difenda stando divisi e ripiegati su se stessi e se stesse, ma ponendo invece proprio il problema di quale sarà il futuro del nostro territorio, dell’uso delle risorse comuni e delle loro modalità gestionali.

Su questo pensiamo vada fatto un ragionamento collettivo che rilanci il concetto stesso di autonomia, intesa come insieme di regole entro cui garantire ad ogni settore della società di esistere e di autodeterminarsi, perseguendo l’eguaglianza delle possibilità e una democrazia radicale ed effettiva. Andare in questa direzione o in quella del privilegio di alcune consorterie e gruppi? Ecco la questione politica di fondo che si cerca di nascondere dietro a scelte amministrative: la linea di frattura tra ipotesi di futuro radicalmente diverse è la stessa linea di frattura che il centro sociale Bruno continua a segnare con la sua presenza", conclude il comunicato stampa.

comments powered by Disqus