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Il trentino non deve andare nel bosco di sera: c'è l'orso!

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L’episodio dell’attacco («vero», «falso», «spurio») all’escursionista Marco Zadra di Villazzano non ha scatenato il putiferio seguito al caso Daniza. La Provincia ha deciso che l’episodio è «normale» e che non se ne parla neppure di catturare l’orso. Così gli animalisti si sono limitati a prendersela (come sempre) con il «millantatore» e a chiedere «misure preventive».

I Trentini (e i loro vicini lombardi e veneti) dovrebbero però riflettere sul fatto che l’ultimo episodio, valutando ciò che ne è seguito e non ne è seguito e i vari commenti, comporta un preoccupante salto di qualità per tutto il «dossier orso trentino».  Si stanno precisando i termini di quella convivenza forzata con l’orso che i trentini, secondo la provincia, dovrebbero definitivamente rassegnarsi a subire. Il presidente,  che fornisce una profonda motivazione politica, etica, ecologica per giustificare questa rassegnazione («gli orsi ci sono»)  manda un messaggio chiaro agli amministrati.

Dice Rossi: «Non si può parlare di problema, perché gli incontri saranno sempre più frequenti». Il problema non esiste perché - per decreto - non è più considerato tale (per la politica, non per chi ne è involontario e sfortunato protagonista). Da parte sua il capo dei forestali oggi ammette ciò che prima non ammetteva neanche sotto tortura: «Casi così avvengono 2-3 volte l’anno». Casi così, è bene precisare, anche quando non comportano lesioni (come nell’ultimo), determinano un danno biologico, rischio di infarto, stress, necessità di trattamento con tranquillanti. Roba da nulla, vuoi mettere lo stress che subisce l’orso...

La disinvoltura con la quale la politica derubrica come «routine», «non problema» questi episodi (messi in passato spesso a tacere) è indicativa della gerarchia di priorità che essa si è assegnata,  preoccupata più di evitare nuovi «casi Daniza» che di tutelare la sicurezza e la libertà dei cittadini (che non «facendo casino» contano poco o nulla). Il fatto è che gli orsi non solo «ci sono» ma si stanno moltiplicando. Con il baby boom di quest’anno la stima di crescita della popolazione ursina va rivista al rialzo. Anche assumendo però un 15% di incremento annuo gli orsi attualmente presenti (compresi quelli in dispersione oltre i confini provinciali) supereranno il centinaio tra tre anni. Tosi e altri (compreso Groff), in uno studio appena uscito sul «Journal of animal conservation», avanzano delle previsioni che, nell’ipotesi più ottimistica  (ovviamente dal loro punto di vista), prevedono la presenza di 94 esemplari per il 2017.  
Le conseguenze di una politica che subisce il ricatto animalista e della crescita demografica ursina sono chiare: sono i cittadini e i turisti che devono «adattarsi» agli orsi, sempre più padroni della montagna ( i montanari per gli ambiental-animalisti di città sono notoriamente degli «intrusi»).

I rimproveri dell’assessore Dalla Piccola a Zadra sono eloquenti della prevedibile progressiva restrizione della libertà di frequentare ed utilizzare la montagna (vuoi per scopi produttivi che ricreativi). Zadra scendeva a valle alle venti ed è stato redarguito per «andare nel bosco di sera» (la raccomandazione che si faceva una volta alle donne costumate). Ma le venti legali sono le diciannove solari e siamo alla fine della primavera! Non doveva correre, non doveva restare in silenzio, non doveva essere solo. «Doveva avere i bracciali con i campanelli», ha anche sentenziato l’assessore. Per fortuna poi che Zadra non aveva il cane (altro comportamento disdicevole che va abolito: basta portare il cane, sia pure al guinzaglio, accresce la pericolosità degli «incontri» con Yoghi).
Come si vede è la provincia stessa ad attribuire all’aggredito diversi «capi di imputazione». Purtroppo c’è poco da scherzare perché gli animalisti dell’Enpa (al fine di intimidire chi in futuro oserà ancora denunciare un attacco da un orso), intendono segnalare il comportamento di Zadra all’autorità giudiziaria. 

La triste conclusione del «caso Zadra» è così riassumibile: cari trentini (e turisti) se non  percorrete i sentieri in compagnia, se non rispettate il coprifuoco (alle 18?), se non vi munite di sonagli come tanti giullari e se non continuate a cianciare ad alta voce lungo tutto il percorso (anche in salita, mi raccomando, chi ha il fiatone resti a vedere i documentari naturalisti alla TV)... e poi vi capita qualcosa, beh, ve la siete cercata voi. Basta poi con le romanticherie del silenzio che consente di ascoltare il canto degli uccelli, il gorgoglio dei ruscelli, lo stormir delle fronde. D’ora in avanti il diritto al silenzio in montagna è abolito. Di questo passo sarà vietato andare in montagna tout court.
La Lav (altra solerte sigla animalista) intima alla provincia di avviare una campagna a tappeto (cartelli, volantini, avvisi) per diffondere le norme del «corretto» comportamento per quegli ostinati che intendono ancora frequentare la montagna violando il sacro regno di sua maestà l’orso. 

Indipendentemente dalla Lav, la «strategia della prevenzione» non potrà più  essere soft (come quando si negava che l’orso possa rappresentare un pericolo).  Oggi la provincia ha più paura degli animalisti che di provocare «allarmismo» tra la popolazione. Il rigetto dell’orso ormai è già molto alto in Trentino (come evidenziato dalle indagini demoscopiche ufficiali) e di più non può crescere. Ma siccome al rigetto non seguono azioni civiche in grado di impensierire la provincia quest’ultima imboccherà la strada di misure sempre più limitative della libertà dei cittadini e, in caso di non osservanza, declinerà ogni responsabilità. I cartelli che avvisano del possibile attraversamento di ungulati selvatici non sollevano già la provincia dalla responsabilità per le conseguenze delle collisioni? Così si risparmierà anche sugli indennizzi (che in caso di morte ammontano a 250 mila euro). Verranno quindi gradualmente installati i famigerati cartelli sinora evitati come la peste per ovvi motivi di «promozione turistica al contrario» (vi ricordate delle reazioni contro i «cartelli abusivi» al monte Bondone?). Si introdurranno ordinanze (vietato percorrere certi sentieri, obbligo di «dispositivi di prevenzione» ecc.). Prima nelle zone più calde, poi altrove.

Le conseguenze sul turismo e sulla libertà dei cittadini saranno pesanti. Come reagiranno i trentini? Sino ad oggi lo sviluppo di un dissenso organizzato nei confronti della politica di reintroduzione degli orsi è stato frenato dalla dipendenza di categorie, imprese, famiglie, dai sussidi provinciali. Ma con l’aumento del prezzo da pagare in termini di economia e libertà qualche settore della società trentina potrebbe finalmente attivarsi e controbilanciare, in termini di iniziativa democratica, il peso dei tecnocrati autoreferenziali e delle organizzate minoranze animaliste.

Michele Corti

Michele Corti, milanese ma legato alla montagna da ascendenze famigliari e precoci frequentazioni è docente, non poteva essere diversamente, di zootecnia... di montagna presso l’Università di Milano (corso di laurea sulla... montagna).

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