BRUZELLES. La tutela dei lavoratori agricoli torna al centro del dibattito europeo. Una delegazione della Uila Uil Trentino-Alto Adige Südtirol ha partecipato oggi, martedì 3 novembre, a Bruxelles alla manifestazione promossa da EFFAT, la Federazione europea dei sindacati dell'alimentazione, dell'agricoltura e del turismo, per difendere la condizionalità sociale della Politica agricola comune (Pac). L'obiettivo è mantenere il legame tra i finanziamenti pubblici destinati alle aziende agricole e il rispetto delle norme sul lavoro, dei contratti collettivi e delle disposizioni in materia di salute e sicurezza.

La mobilitazione si inserisce nel confronto sulla futura politica agricola europea, durante il quale il sindacato chiede di non arretrare sul fronte delle garanzie per chi lavora nei campi e nelle aziende agricole. Il principio alla base della protesta è chiaro: le risorse pubbliche non possono sostenere imprese che violano i diritti dei lavoratori. Oltre a rappresentare una questione di giustizia sociale, il rispetto delle regole è considerato un elemento essenziale per evitare forme di concorrenza sleale nei confronti delle aziende che operano nella legalità.

Una battaglia che riguarda da vicino anche il Trentino-Alto Adige, dove le recenti vicende di irregolarità e sfruttamento emerse nel settore agricolo hanno riportato l'attenzione sulla necessità di rafforzare i controlli e contrastare il lavoro nero e il caporalato.

«Quanto emerso anche recentemente sul nostro territorio dimostra perché la condizionalità sociale sia uno strumento indispensabile e debba essere rafforzato, non indebolito», dichiara Devid Olivotto, segretario regionale della Uila Uil Trentino-Alto Adige Südtirol, presente alla manifestazione nella capitale belga.

«Non possiamo parlare di agricoltura di qualità se dietro ai prodotti che arrivano sulle nostre tavole ci sono lavoratori sfruttati, sottopagati o privati dei propri diritti. I fondi pubblici non possono finire nelle mani di aziende che non rispettano le persone che lavorano. Chi beneficia delle risorse europee deve garantire il rispetto delle leggi, dei contratti e della dignità dei lavoratori», sottolinea Olivotto.

Il segretario regionale richiama anche la necessità di tutelare le imprese che rispettano le regole, evitando che chi ricorre a pratiche irregolari possa beneficiare di condizioni economiche più favorevoli. «È una questione di giustizia sociale, ma anche di rispetto verso tutte quelle imprese agricole che operano nella legalità».

La condizionalità sociale è stata introdotta nell'ambito della Pac ed è applicata in tutti gli Stati membri dal 2025. Il meccanismo collega l'accesso ai finanziamenti europei al rispetto di specifici obblighi in materia di lavoro. Per il sindacato, un eventuale ridimensionamento di questo strumento nei negoziati sulla futura politica agricola rischierebbe di compromettere una delle principali garanzie a disposizione dei lavoratori del settore.

«Dobbiamo essere tutti consapevoli che questa battaglia riguarda l'intera società, non soltanto i lavoratori agricoli», prosegue Olivotto. «Difendere la condizionalità sociale significa difendere un modello di agricoltura europea sostenibile non solo dal punto di vista ambientale ed economico, ma anche e soprattutto sociale. Non può esserci sostenibilità senza legalità, così come non può esserci un'agricoltura davvero giusta senza il rispetto dei diritti di chi ogni giorno lavora nei campi e nelle aziende agricole».

La richiesta della Uila è quindi quella di mantenere e rafforzare il principio, affiancandolo a controlli efficaci, strumenti di prevenzione dello sfruttamento e un impegno concreto contro il lavoro nero e il caporalato.

«Da Bruxelles vogliamo lanciare un messaggio chiaro: la condizionalità sociale non si tocca. Le risorse della Pac devono sostenere un'agricoltura sana, legale e rispettosa delle persone. Tutti, dalle istituzioni alle organizzazioni sindacali, dalle imprese ai cittadini, dobbiamo difendere questo principio. Perché un'Europa che investe nell'agricoltura deve prima di tutto investire nella dignità di chi ci lavora», conclude il segretario regionale.