Guerra / L'allarme

Ucraina, bombardata la centrale atomica di Zaporizhazhia: fiamme e timori di fughe radioattive ma le autorità rassicurano

Sfiorata una nuova catastrofe nucleare: l'attacco russo ha bersagliato il più grande impianto d'Europa, ora finito nelle mani dell'invasore. Le autorità locali: non risultano aumenti della radioattività in zona

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ROMA

ROMA. Bombardamento russo e allarme radioattività alla grande centrale nucleare di Enerhodar (nell'area di Zaporizhazhia), dove nella notte è divampato un incendio.

Poco dopo le 8 di oggi, 4 marzo, è arrivata la notizia che le forze militari russe hanno preso il controllo della centrale nucleare a sei reattori della città di Enerhodar, nell'oblast di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa.

Lo riferiscono le autorità ucraine citate dai media internazionali.

"Il personale operativo sta monitorando le condizioni delle unità di potenza", hanno affermato sui social media, aggiungendo che gli sforzi compiuti sono stati in linea con i requisiti di sicurezza.

Le stesse fonti ucraine spiegano che proseguono regolarmente la produzione e la fornitura di energia elettrica.

Le autorità rassicurano sull'assenza di fughe radioattive e di aumenti dei livelli misurati in zona, ma torna in Ucraina l'incubo di Chernobyl, una ferita ancora aperta nel Paese, colpito dal tragico incidente nucleare del 1986.

Ma stavolta la minaccia è stata volontaria e decisa dai generali russi.

Dopo l'episodio della centrale nucleare di Zaporizhazhia bersagliata dai tiri russi e incendiata, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che la Russia ricorre al "terrore nucleare" colpendo per la prima volta nella storia un impianto atomico e che "vuole ripetere la catastrofe di Chernobyl".

"Vogliamo allertare il mondo sul fatto che nessun Paese al di fuori della Russia aveva mai sparato contro centrali nucleari. È la prima volta nella nostra storia, la prima volta nella storia dell'umanità: questo Stato terrorista ora ricorre al terrore nucleare", ha detto Zelensky in un video pubblicato dalla presidenza ucraina.

Questa mattina, le autorità ucraine hanno affermato che finalmente sono riuscite a far arrivare i pompieri alla centrale nucleare per spegnere l'incendio a una delle unità colpite dall'artiglieria russa e che la sicurezza dell'impianto è stata ora "ripristinata".

Ma di là dai bollettini ufficiali, restano molte preoccupazioni sui rischi di contaminazione locale.

"Il direttore della centrale ha assicurato che la sicurezza nucleare è ora garantita", ha scritto su Facebook Oleksander Starukh, capo dell'amministrazione militare della regione di Zaporizhazhia.

Le autorità ucraine hanno anche smentito presso l'Aiea che si siano verificati innalzamenti del livello di radiazioni attorno alla centrale.

Se Zaporizhazhia dovesse esplodere, sarebbe 10 volte peggio di Chernobyl. La Russia deve immediatamente cessare il fuoco, consentire ai pompieri" di intervenire e "creare una zona di sicurezza", aveva twittato il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba.

Le forze russe colpiscono la centrale nucleare di Zaporizhzhia

E' il maggior impianto d'Europa, vicino alla localita' Enerhodar

"Non ritornerò mai indietro rispetto alla mia dichiarazione che Russia e Ucraina sono un unico popolo": mentre l'esercito di Mosca continua a bombardare a tappeto, stringendo l'assedio da Chernihiv a nord a Mariupol a sud, Vladimir Putin torna a parlare e rivendica la sua guerra contro "l'anti-Russia" creata dall'Occidente, "che minaccia, anche con armi nucleari".

Un'offensiva che, secondo il presidente francese Emmanuel Macron, che ha parlato oggi con il leader del Cremlino, mira a "prendere il controllo di tutta l'Ucraina".

Ma mentre i toni si fanno sempre più minacciosi, dal secondo round di negoziati nella foresta di Brest, al confine tra Bielorussia e Polonia, arriva l'annuncio di corridoi umanitari per l'evacuazione dei civili, garantiti da un cessate il fuoco temporaneo nelle aree interessate. Secondo Kiev, sarà anche permessa la consegna di cibo e medicine alla popolazione dei centri più colpiti.

Un primo, timido segnale di apertura, di fronte al dramma di oltre un milione di profughi e un'intera popolazione allo stremo, dopo 8 giorni di conflitto. I colloqui riprenderanno all'inizio della prossima settimana, sempre in una zona segreta in Bielorussia. Ma intanto, ha avvertito Putin, "l'operazione speciale" continuerà.

"Stiamo raggiungendo gli obiettivi e avendo successo", ha scandito il presidente russo. La seconda tornata di trattative, condotte da delegazioni sostanzialmente identiche a quelle della prima, ha intanto portato all'intesa promessa da Mosca su una via d'uscita 'sicura' per i civili dalla aree sotto assedio. Un accordo che adesso andrà tradotto in concreto dalle rispettive Difese.

Il capo-negoziatore russo, Vladimir Medinsky, ha parlato di "progressi significativi", spiegando che sono state discusse questioni umanitarie e militari, oltre ad una possibile futura soluzione politica al conflitto.

"Le posizioni della Russia e dell'Ucraina sono chiare", ha spiegato. Il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podoliak, non si è sbilanciato, sottolineando che non sono stati raggiunti "i risultati sperati", mentre per il capo della commissione Esteri della Duma, Leonid Slutsky, anche lui ai colloqui, serviranno "diversi altri" incontri.

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