TRENTO. Una gita in bicicletta, lungo la Valsugana, per una domenica di attività e divertimento all'aria aperta. Poi, al ritorno, il treno: ecologico, sostenibile, comodo. E invece: la corsa da Bassano a Calceranica è soppressa. Poco male, si può utilizzare il servizio sostitutivo, ovvero l'autobus: ma altro problema, perché il trasporto bici non è consentito. Vabbè, c'è la corsa successiva in treno, due ore dopo. Situazione risolta? No, perché su quel treno viene rifiutato il trasporto biciclette. Alla fine a risolvere tutto ci pensa un amico dei quattro viaggiatori, che parte da Levico con il furgone e va a recuperare ciclisti e mezzi. Una soluzione organizzata in autonomia, grazie all'amicizia e alla solidarietà di altre persone. A raccontare la vicenda è Federconsumatori del Trentino, che spiega: «La mobilità sostenibile non può essere promossa soltanto a parole. Chi sceglie di viaggiare in treno con la propria bicicletta deve poter contare su un servizio affidabile, anche quando si verificano imprevisti».

Poi viene riportata la segnalazione del fatto, avvenuto domenica scorsa. I quattro ciclisti avevano programmato il rientro dalla pedalata con il treno delle 17.25, prenotando telefonicamente attraverso il servizio indicato da Trentino Trasporti, mentre i biglietti erano stati acquistati presso la stazione di Bassano. Tuttavia, come raccontato, il primo treno è stato soppresso, l'autobus non consentiva di caricare le bici, così come il treno successivo.

Prosegue Federconsumatori con Pasquale Del Prete: «Non c'è stato alcun intervento organizzato dall'impresa di trasporto. È accettabile che, dopo aver prenotato e pagato un servizio, i cittadini debbano arrangiarsi per raggiungere la propria destinazione, sostenendo ulteriori costi e accumulando ore di ritardo? Ai passeggeri è stato anche negato il rimborso che hanno chiesto. Una situazione paradossale». Raccontato l'episodio Federconsumatori pone una questione più generale, che può essere lo spunto per un miglioramento del servizio: «Sulla linea della Valsugana, durante luglio e agosto, la capacità di trasporto viene potenziata fino a 36 biciclette per ogni treno, mentre negli altri mesi torna ordinariamente a 6 posti. Tuttavia settembre sta assumendo sempre più le caratteristiche di un mese estivo, con condizioni climatiche che favoriscono il cicloturismo e l'utilizzo delle piste ciclabili anche oltre il tradizionale periodo delle vacanze. Chiediamo, quindi, di valutare il mantenimento della capacità di 36 biciclette per treno anche durante settembre, adeguando il servizio alle effettive esigenze dei viaggiatori. In caso di soppressione di un treno sul quale è stato prenotato il trasporto delle biciclette, il servizio sostitutivo deve prevedere una capacità adeguata al numero dei passeggeri e soluzioni concrete anche per le biciclette, senza scaricare sui cittadini l'onere di organizzare autonomamente il rientro. Il problema riguarda anche le persone con disabilità o mobilità ridotta. Un servizio pubblico non può considerarsi sostitutivo se lascia a terra una parte dei viaggiatori. Le imprese ferroviarie interessate e la Provincia devono garantire servizi sostitutivi adeguati, un'assistenza tempestiva e una chiara individuazione delle responsabilità nella gestione dei disservizi».

L'associazione conclude chiedendo un riconoscimento di rimborsi e indennizzi spettanti ai passeggeri: «Il tempo dei cittadini ha un valore. Chi sceglie il trasporto pubblico non può essere costretto a perdere ore e denaro».