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TRENTO. Ad incastrarlo era stata l'impronta della sua mano, impregnata del sangue della vittima. Ma altre prove avevano portato a lui: le birre che aveva acquistato in un supermercato e che furono trovate sulla scena del crimine, i mozziconi ed i pacchetti di sigarette. Khalid Mamdouh, l'operaio quarantenne di Borgo accusato aver colpito e ucciso Mauro Sbetta, il 10 gennaio scorso a Strigno, si prepara a comparire davanti al giudice. L'accusa è di omicidio volontario.
Nessuna aggravante viene contestata dalla procura. Il suo legale, l'avvocato Filippo Fedrizzi, ha chiesto il rito abbreviato: ciò significa rinunciare al dibattimento accettando di essere giudicato in base agli atti raccolti nelle indagini, a fronte di uno sconto di un terzo della pena. Mamdouh rischia dunque una condanna a massimo 20 anni, con una possibile ulteriore riduzione qualora decidesse di non presentare appello contro la sentenza di condanna. L'udienza sarà in autunno.
L'uomo, nato in Marocco e da 18 anni in Italia, si trova in carcere a Spini dal 17 gennaio, da quando i carabinieri si presentarono alla porta dell'abitazione dei genitori, a Borgo, con un decreto di fermo di indiziato di delitto. Per gli inquirenti c'era il pericolo di fuga, anche perché a fine 2025 gli era scaduto il permesso di soggiorno; i documenti per poter rimanere in Italia erano in fase di rinnovo e in Marocco, come verificato dagli investigatori, vivono la moglie ed i figli.
L'omicidio sarebbe maturato nell'ambito di rapporti personali. I dettagli dell'amicizia con la vittima, l'imputato li ha spiegati al pubblico ministero nel corso del recente interrogatorio. Khalid Mamdouh, conosciuto anche con il nome di Sony, ha infatti chiesto essere sentito e, nell'ottica di una collaborazione con gli inquirenti, ha risposto punto per punto alle domande su quanto accaduto la sera in cui andò a casa di Mauro Sbetta a Strigno.
Chiarito il quadro, il pm Davide Ognibene ha chiesto il giudizio immediato. Non era la prima volta che vittima e aggressore si incontravano, ma quella sera avvenne l'imponderabile. «Non per motivi di denaro» ha sempre sostenuto Mamdouh. La rapina, infatti, non è contestata. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'operaio avrebbe percosso a mani nude l'amico, spingendolo poi contro la porta a vetri (mandata in frantumi), quindi lo avrebbe colpito alla testa con un boccale da birra e con i piatti, picchiato al torace, infine scaraventato dalle scale di legno che scendono fino all'ingresso. Il corpo di Sbetta venne scoperto alcuni giorni dopo dai carabinieri, avvisati dal cugino che non riusciva a mettersi in contatto con lui. Mauro Sbetta, 68 anni, è da tutti ricordato come un uomo mite ed educato.
A Mamdouh, come è emerso dalle indagini, inviava regolarmente un centinaio di euro al mese sulla carta ricaricabile. Il movente, tuttavia, non sarebbero i soldi. Il pensionato è stato colpito con una inconcepibile violenza dal suo aggressore, senza neppure aver avuto modo di difendersi.


