PHOTO
CANAL SAN BOVO. Dici Argentina-Inghilterra e pensi ai gol di Diego Maradona (uno di mano, l'altro partendo da centrocampo) e alla guerra delle Malvinas, o Falkland a seconda dei punti di vista. Una rivalità storica che affonda però le sue radici anche nella vicenda di Antonio Ubaldo Rattin, ex capitano dell'Argentina scomparso sabato all'età di 89 anni, le cui origini familiari riportano in Canal San Bovo, in valle del Vanoi.
Antonio Ubaldo Rattin fu il capitano dell'Albiceleste ai Mondiali del 1966 in Inghilterra, gli unici conquistati dalla nazionale inglese. Nei quarti di finale disputati a Wembley venne espulso al 35' del primo tempo dall'arbitro tedesco Rudolf Kreitlein, in un episodio destinato a entrare nella storia del calcio. All'epoca i cartellini gialli e rossi non esistevano ancora: proprio quel caso contribuì ad accelerare l'introduzione delle sanzioni disciplinari, adottate quattro anni più tardi ai Mondiali del Messico.
Nel 2015 il giornalista de l'Adige Renzo Maria Grosselli intervistò Antonio Ubaldo Rattin, ripercorrendo sia le sue origini trentine sia quel controverso episodio. «L'arbitro Kreitlein continuava a fischiare a favore dell'Inghilterra. Io ero il capitano e gli chiesi un interprete per spiegargli che così non poteva continuare. E lui mi espulse», raccontò l'ex centrocampista. L'Argentina perse 1-0 con un gol di Geoff Hurst, giudicato da molti irregolare per fuorigioco, mentre la finale vinta dagli inglesi contro la Germania Ovest fu segnata dalle polemiche per il celebre "gol fantasma" dello stesso Hurst.
L'espulsione trasformò Antonio Ubaldo Rattin in un simbolo per gli argentini. Uscì dal campo tra i fischi, sostò sul tappeto rosso riservato alla regina d'Inghilterra e, prima di lasciare il terreno di gioco, piegò la bandierina del calcio d'angolo con la Union Jack, gesto rimasto nella memoria del popolo argentino.
Le radici della famiglia erano però nel Primiero. Bartolomeo Rattin, nato a Canal San Bovo nel 1904, emigrò in Argentina all'inizio del Novecento. Due anni dopo lo raggiunse la moglie Teresa Rattin, anche lei originaria del paese trentino. «Papà venne per primo in Argentina a bordo del Principessa Mafalda. Dopo due anni tornò a prendere mia madre», ricordava Antonio Ubaldo Rattin. La famiglia si stabilì a Tigre, nel delta del Río Paraná, dove nacque Antonio il 26 maggio 1937.
Con la maglia del Boca Juniors giocò dal 1955 al 1970, indossando per tutta la carriera i colori xeneizes. Vestì anche la maglia della nazionale argentina per dieci anni, partecipando ai Mondiali del 1962 in Cile e del 1966 in Inghilterra.
A Canal San Bovo, però, Antonio Ubaldo Rattin non riuscì mai ad arrivare. Il suo viaggio in Italia si fermò a Venezia, ma il legame con le origini trentine rimase sempre vivo nei suoi racconti.


