TRENTO. Giudizio immediato per l'operaio 40enne, Khalid Mamdouh, accusato di aver colpito e ucciso il sessantottenne Mauro Sbetta. Questa la richiesta mossa dalla Procura di Trento nei confronti dell'indagato, originario del Marocco e residente a Borgo Valsugana con la famiglia, indicato dagli inquirenti come responsabile della violenta azione che avrebbe cagionato la morte della vittima.
Tradotto: per l'uomo, difeso dall'avvocato Filippo Fedrizzi e tuttora confinato nel carcere di Spini di Gardolo, è stato chiesto subito il processo, saltando quindi l'udienza preliminare. Il giudizio immediato è un procedimento speciale - previsto nei casi in cui la prova dei fatti risulti evidente - che permette di passare dalle indagini preliminari all'udienza dibattimentale. Ma ora sarà necessario attendere l'ok del giudice, che, in caso di accoglimento dell'istanza, emetterà il decreto. Il reato contestato, contenuto nel fascicolo del pm Davide Ognibene, rimane quello di omicidio volontario.
Era la sera del 10 gennaio 2026, quando in via Marconi, a Strigno, frazione di Castel Ivano in Valsugana si consumò il dramma. Il corpo di Sbetta fu trovato qualche giorno dopo, all'interno del suo appartamento, lì dove tutto era partito. Secondo le ricostruzioni, la vittima sarebbe stata percossa a mani nude e poi spinta con la testa contro la porta a vetri, tanto da mandarla in frantumi. Quindi colpita alla testa con un boccale da birra e con i piatti, picchiata al torace, infine scaraventata dalle scale di legno che scendono fino all'ingresso. L'aggressione è avvenuta al primo piano della casa, tra il soggiorno, la cucina e il giroscale, come testimoniano le tracce di sangue e gli oggetti trovati sul pavimento. Il movente sembrerebbe riconducibile al denaro che l'indagato - secondo le ricostruzioni - avrebbe chiesto a Sbetta, con il quale stava trascorrendo la serata.
Dalle indagini, inoltre, è emerso che sulla carta ricaricabile dell'indagato, la vittima inviava regolarmente circa un centinaio di euro al mese. Come raccontato dai familiari, il quarantenne, il giorno dopo l'omicidio, era stato trovato con 600 euro in tasca. Sul muro vicino alla porta d'ingresso, inoltre, era stata trovata l'impronta palmare della mano destra di Mamdouh, impregnata del sangue del 68enne. Tutto sarebbe partito da un litigio, nel corso del quale Mamdouh avrebbe aggredito con violenza il padrone di casa, che non era riuscito nemmeno a difendersi.
Era stato il gip Gianmarco Giua a firmare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'indagato, essendoci il rischio di recidiva.

