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LEVICO. Per ora è solo un'idea. Una possibilità che, se prendesse forma anche il progetto di riqualificazione di Villa Angiolina a Roncegno, potrebbe diventare realtà per ricordare la figura di Michele Beber. Dedicare uno dei nuovi spazi destinati alle attività pratiche del quarto anno della scuola alberghiera di Levico e dell'Alta Formazione nella cittadina termale della Bassa Valsugana allo chef ed insegnante recentemente scomparso. Tutto dipende da quello che decideranno di fare Provincia, Patrimonio del Trentino e Comune di Roncegno.
Un'ipotesi, per ora, solo sulla carta con la scuola che, nel frattempo, una decisione l'ha già presa: inserire tutti i piatti, quelli stagionali, appositamente preparati da Michele Beber per gli studenti del quarto anno in modo permanente nel menù del ristorante didattico.
Una iniziativa condivisa e fortemente voluta per ricordare lo chef ma soprattutto un docente che, con sapienza e fermezza, ha saputo trasmettere a tanti ragazzi passione, rispetto, amore per il mestiere di cuoco.
«Chiunque abbia avuto il privilegio di lavorare con lui, porterà con sé l'entusiasmo, la serietà e la cura nel progettare attività rivolte agli studenti». Così la dirigente Lucia Russo che, a distanza di settimane dalla scomparsa, ha voluto ricordare «un instancabile professionista, orgoglioso del coinvolgimento delle classi quarte nella preparazione di alcune cene in occasione delle olimpiadi e Paralimpiadi Milano-Cortina che si terranno tra qualche mese, convinto che sarebbe stata per loro un'occasione di crescita. Mi ha telefonato personalmente per comunicarmi il suo stato di salute - ricorda Russo - e l'assegnazione del docente supplente lo ha rasserenato, rimarcando ancora una volta il sincero legame e la passione per il suo lavoro. Siamo riusciti a riportare le attività del progetto a Roncegno, nella Villa Flora, come anche lui desiderava ma quest'anno non sarà facile senza lo chef amato da tutti. Cercheremo di tenere viva la memoria di Michele e chiederemo ai suoi adorati studenti le modalità più concrete per sentirlo vicino. Grazie chef Michele, uomo di poche parole ma di grande umanità».
Per tanti suoi allievi non era solo un insegnante di cucina, ma anche un maestro di vita. I suoi colleghi lo ricordano come un cuoco straordinario, apprezzato da tutti, ma anche per i dialoghi costruttivi, schietti volti a trovare soluzioni per il bene di tutti, per l'onestà e la capacità di instaurare rapporti di fiducia. In aula insegnanti era sempre disponibile a parlare degli studenti, a cercare insieme strategie per migliorare la didattica, a fornire consigli, ma anche ad accogliere nuovi tipi di cucina, in particolare quella senza glutine.
Per anni ha ricoperto l'incarico di addetto antincendio dell'Istituto Alberghiero, partecipando con competenza e assiduità alle prove di evacuazione. «Chi ha conosciuto Michele sa che, oltre alla cucina e all'insegnamento - si legge in una nota dell'Istituto - aveva un'altra grande passione, quella per le due ruote. Per questo spesso veniva a scuola con la sua moto e raccontava delle escursioni che aveva fatto nei momenti di svago. Amava la sua famiglia, i suoi cagnolini ciechi e lavorare in campagna, in particolare a Susà dove coltivava le ciliegie che ogni anno a giugno portava a scuola per condividerle con i colleghi. Michele mancherà a tutti. Mancherà soprattutto per la sua grande professionalità e per la sua generosità d'animo. Lo porteranno sempre nel nostro cuore».


