TRENTO. Troppi, 5 metri, per una barriera antirumore. Troppi, soprattutto se la barriera viene eretta senza l'autorizzazione dei confinanti e, tra l'altro, non porta ad un significativo miglioramento della situazione. Il Consiglio di Stato ha dato ragione ad una coppia di Torcegno, in Valsugana, che si è ritrovata il giardino "inscatolato".

«Inscatolato, à la Christo and Jeanne-Claude, tra pareti bianche alte 5 metri» hanno evidenziato nel ricorso gli avvocati Francesco Saverio Dalba e Francesco Ianes, con riferimento agli artisti che con le loro installazioni hanno impacchettato oggetti, opere e monumenti nel mondo. In questo caso non si parla di arte, ma di qualità della vita: un conto è trovare un muro di tre metri davanti a casa, come era stato eretto tempo fa con funzione fonoassorbente, un altro è avere in giardino una barriera di ben cinque metri, installata senza alcuna autorizzazione dei vicini.

La questione non è semplice perché c'è un problema contingente da risolvere: il rumore determinato dalle lavorazioni della segheria di fronte. Nel 2006 la società che gestisce l'opificio presentò un Piano di risanamento acustico, in seguito al quale venne realizzato un muro alto tre metri sul confine dell'area produttiva. Il problema però era rimasto. Nel 2020 dagli accertamenti svolti da Appa emerse che le emissioni sonore non rispettavano le soglie limite previste.

Era dunque necessario un nuovo intervento. La società presentò domanda per realizzare una barriera alta 5 metri, in sostituzione del muro di 3 metri. E, con il parere favorevole della Provincia, classificò l'intervento come "ristrutturazione edilizia". L'autorizzazione dei vicini, in questo modo, non era necessaria.La coppia si è rivolta al Tar, ma non c'è stato nulla da fare: il permesso di costruire è stato rilasciato dal Comune alla società, consentendo l'edificazione del muro di 5 metri senza il consenso del confinante.

La coppia si è rivolta al Consiglio di Stato. «Che si tratti di un impianto tecnologico o meno, che l'attività vada inquadrata nella manutenzione straordinaria o meno (laddove il Comune stesso la ha qualificata come ristrutturazione) non ha rilievo nel caso di specie - è stato evidenziato nel ricorso - Che le barriere fonoassorbenti siano equiparate vadano invece considerate ai fini delle distanze, per quanto possano assolvere a finalità di abbattimento delle emissioni sonore, lo dichiara anche la giurisprudenza civile» L'appello è stato discusso l'8 gennaio dalla Sezione quarta: il ricorso è stato accolto, dunque viene annullato il permesso di costruire rilasciato dal Comune di Torcegno. Nella sentenza viene evidenziata la normativa provinciale in tema di confini, nella parte in cui indica che i muri «possono essere realizzati anche a confine, se la loro altezza non è superiore a 3 metri».

Tenuto conto che nel caso specifico «non vi era il consenso dei proprietari» - come evidenzia il collegio - «ma, anzi, vi era il loro espresso dissenso», ne consegue che «il muro in esame, realizzato sul confine e avente altezza di 5 metri, non rispetta il regime delle distanze previsto dalle norme».