VALSUGANA. Rischia di protrarsi a lungo la chiusura della pista ciclopedonale della Valsugana, provocata il 24 gennaio da una frana che si è abbattuta sul tracciato nel tratto compreso tra Primolano e Cornale, nel comune di Enego. Nei giorni scorsi, infatti, mentre Comune e Regione Veneto completavano sopralluoghi, raccolta di dati e tutto quanto possa servire per programmare i necessari interventi di messa in sicurezza e la riapertura del percorso, un'altra frana ha invaso la pista. E si è rischiato grosso «perché - sottolinea il sindaco di Enego Marco Frison - qualche delinquente rimuove giornalmente le barriere e i cartelli di divieto che abbiamo messo. Passi per chi lo fa, che si assume le proprie responsabilità, ma chi arriva dopo e magari non sa della chiusura?».

Detto dei fanatici, resta il problema della chiusura: che è un bel problema, perché la stagione cicloturistica è ricominciata alla grande già da un paio di settimane, complice il bel tempo e le temperature estive, e la ciclabile è ormai entrata da anni nel novero dei tracciati più percorsi anche da turisti stranieri (austriaci, tedeschi, inglesi) che dal passo del Brennero puntano a raggiungere Venezia.

I 106.432 passaggi registrati a Pianello di Grigno, in Trentino, nel 2023 dicono di un aumento costante di affluenza, quasi equivalente dalle due direzioni: Bassano e Trento. Il che significa che una interruzione sul confine può provocare un danno economico diretto e indiretto, considerando anche i bar e ristoranti della zona.

Ma cosa si è fatto da gennaio a oggi, per cercare di evitare perdita di turismo e indotto?

Marco Frison risponde: «Dopo la prima frana, notificata subito alla Regione Veneto e per conoscenza anche alla Provincia di Trento, si è mosso l'Ufficio Ambiente e Territorio della nostra Regione per un primo sopralluogo geologico. Da parte nostra abbiamo dato incarico alla ditta Gheller di effettuare un'ispezione della montagna, cui si è aggiunto un sorvolo con drone dell'Agenzia regionale protezione ambiente del Veneto. Ora la Regione sta elaborando tutti i dati raccolti per poi verificare quale soluzione sia migliore per mettere in sicurezza il versante».

Che non è largo, spiega il sindaco, «ma molto alto e va dai 200 ai 600 metri di quota». Una fetta di montagna che si sfalda e per cui serviranno interventi costosi: «Le ipotesi sono due, o una nuova rete paramassi più resistente o una nuova galleria artificiale da aggiungere alle due già presenti sul tracciato. In ogni caso però non potrà essere il nostro Comune a sobbarcarsi la spesa, che va da un minimo di 150mila euro in su. Serve che la Regione Veneto da sola o in accordo col Trentino - visto che la pista ciclabile interessa a tutti - stanzi il necessario. Se c'è la volontà politica, una rete in un mese si mette».

Finché i lavori non saranno fatti, però, i ciclisti potranno spostarsi tra Trentino e Veneto solo in treno almeno tra Primolano e Valstagna: treno che al momento ha solo 2 posti bici, mentre da giugno avrà una carrozza per 32 mezzi. Forse ancora poco, vista la situazione.