VALSUGANA. Quando, verso le 7.15 del 15 maggio 1916, sparò il suo primo colpo da Calceranica verso Asiago, sul capoluogo dell'Altopiano dei Sette Comuni si scatenò, come previsto, il caos. Quando invece, 109 anni dopo, due ricercatori hanno annunciato pubblicamente che forse quel grande cannone era stato individuato, gli appassionati della Prima guerra mondiale devono aver sobbalzato parimenti.

Stiamo parlando del "Lungo Giorgio", "der Lange Georg" in tedesco, un cannone nato per essere installato su navi da guerra che, invece, fu riconvertito dall'esercito austroungarico durante la Prima guerra mondiale per essere utilizzato sul fronte italiano, anche in Valsugana. L'arma fu progettata dalla ditta Skoda Waffenfabrik (Stabilimenti Skoda) in Cecoslovacchia: la bocca da fuoco misurava circa 16 metri di lunghezza, per un peso di 98 tonnellate.

Sparava proiettili da 350 mm del peso di circa 710 chili (uno è ancora conservato presso l'ossario monumentale di Asiago), grazie alla carica di lancio del bossolo di 193 chili: allo sparo, si produceva nella culatta una pressione di 2.800 atmosfere.È notizia di poco tempo fa che due ricercatori veneti, Danilo Pellegrini e Luciano Chiereghin, grazie alla serie di foto satellitari dell'area, foto riprese con il sistema Timelapse Google Earth Landsat U.S. Geological Survey, hanno circoscritto l'area dove potrebbe trovarsi il cannone, sotterrato: nel trevigiano, a Gorgo, in prossimità dei binari della linea ferroviaria Motta di Livenza-Treviso. I due hanno eseguito anche un'indagine geognostica nell'area, che ha rilevato la presenza di una consistente massa metallica di forma oblunga, della lunghezza di quasi 20 metri, ad una profondità di circa tre o quattro metri.

Il battesimo del fuoco per quest'arma avvenne proprio in Valsugana, a Calceranica come detto, dove era arrivato via ferrovia e dove era stato preparato uno sbancamento nel terreno per consentire alla culatta di affondare sotto il piano di campagna, in modo da essere pienamente riconvertito a scopi bellici terrestri e non più marittimi. La gittata era impressionante: da Calceranica raggiunse Asiago (24 chilometri in linea d'aria), ma grazie alle traiettorie curve, tipiche di un obice, che facevano raggiungere al proiettile la parte inferiore della stratosfera (a circa 16.000 metri di altezza), dove l'attrito è minore, la gittata massima poteva anche superare i 35 chilometri.

L'equipaggio che seguiva questo solo pezzo d'artiglieria era composto da 6 ufficiali e circa 120 tra artiglieri, pionieri e addetti.Finito il primo conflitto mondiale, del "Lungo Giorgio" si persero effettivamente le tracce: né austriaci né italiani ne fecero più menzione; per dimensioni e importanza risulta abbastanza difficile che sia svanito nel nulla.«Una delle ipotesi avanzate dai ricercatori che hanno annunciato il ritrovamento - spiega Luca Girotto, storico e ricercatore di Borgo Valsugana - è che l'arma, lasciata in posizione ed abbandonata, forse danneggiata già dal giugno precedente, dagli artiglieri austroungheresi, sia stata dapprima intenzionalmente occultata e poi interrata da fango e detriti durante le numerose inondazioni che si succedettero tra 1918 e anni Cinquanta in quell'area, innalzando il piano di campagna di almeno 3 metri se non di più».

L'unica risposta, quella certa, sarà data dalla campagna di scavo, quando arriveranno le dovute autorizzazioni.