PERGINE-CALDONAZZO. Il territorio della Valsugana è sempre più vocato al turismo lento, dove si fa della ciclabile un fiore all'occhiello: per questo è sempre più frequentato da ciclisti e famiglie.

Ma in alcuni punti cruciali la segnaletica è carente, creando situazioni pericolose o semplicemente generando confusione in coloro che non conoscono la zona.Il caso più spesso segnalato riguarda il sottopasso ciclopedonale del Rastel, a San Cristoforo.

Qui, soprattutto per chi arriva da Pergine e punta verso il lago, le indicazioni risultano poco visibili: il cartello stradale che indica il sottopasso è spostato di alcuni metri rispetto al ciglio della strada principale, ed in questi giorni è pure "nascosto" da un cantiere. A bordo strada c'è invece un segnale molto più piccolo che indica il percorso ciclabile.

Il risultato è che molti ciclisti si trovano a proseguire dritti, finendo per attraversare la statale 47 della Valsugana. Un attraversamento pericoloso, in un punto dove il traffico è sostenuto e le velocità elevate.

Non va meglio a chi, arrivato nello stesso punto sempre da Pergine, intende dirigersi verso Ischia e il colle di Tenna. In questo caso l'unica soluzione è quella di imboccare un tratto della statale contromano, per quanto a bordo carreggiata, ma con poco spazio a disposizione: una manovra che espone a pericoli evidenti.In un appena una ventina di minuti di sopralluogo, un tardo pomeriggio nei giorni scorsi, i casi appena descritti sono stati diversi.Ma il problema non si ferma a San Cristoforo.

A Caldonazzo la carenza di indicazioni dal centro paese verso il lago è diventata quasi "virale" tra i turisti, tanto da spingere qualcuno a intervenire direttamente. All'inizio di via Marconi è comparso un cartello improvvisato, scritto a mano in tedesco, con frecce e indicazioni per raggiungere la ciclabile, che riporta "Radweg zum See, 200 meter links nach der Tankstelle" (pista ciclabile per il lago, 200 metri a sinistra dopo il distributore).

Una trovata curiosa, che strappa un sorriso ma racconta bene il problema: se arrivano i cartelli "fai da te", significa che quelli ufficiali non bastano.Il gesto, probabilmente nato dalla solidarietà tra turisti dispersi, è diventato in breve tempo il simbolo di un problema più ampio.Anche i residenti segnalano difficoltà nei turisti, soprattutto nei periodi di alta affluenza, perché proprio chi non conosce la zona fatica a capire dove passa la ciclabile o come raggiungere il lago, non essendo supportato da cartellonistica adeguata.

Problemi ci sono anche a Pergine, nei tratti centrali, dove mancano completamente le indicazioni per Trento e per il lago e non è infrequente vedere turisti fermi cercando di capire da che parte andare, mentre chi arriva dalla località Fornaci (dove è stata prolungata la pista) e segue il cartello della ciclabile si trova a percorrere via Maoro costellata di buche sempre più profonde e poi via Campilonghi dove basta un'auto in senso contrario per costringere i ciclisti ad appiattirsi a bordo strada.

Si potrebbe parlare proprio di un paradosso, in un'area che punta sempre più su mobilità sostenibile e cicloturismo: la rete ciclabile della Valsugana è ormai un'infrastruttura turistica riconosciuta a livello europeo, ma la qualità di un itinerario non dipende soltanto dalla manutenzione del fondo stradale, conta anche quanto sia semplice per un visitatore orientarsi lungo il percorso.

Basterebbero probabilmente pochi interventi, piccoli accorgimenti: cartelli direzionali più grandi e visibili, frecce ripetute prima degli incroci, pittogrammi sull'asfalto e indicazioni specifiche verso il sottopasso del Rastel.