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BORGO VALSUGANA. Non solo l’ospedale di Cavalese. La carenza di personale infermieristico starebbe mettendo sotto pressione anche l’Unità operativa di Medicina interna dell’ospedale di Borgo Valsugana, dove da diversi mesi risultano non disponibili 10-12 posti letto proprio per la difficoltà a garantire la copertura degli organici. A lanciare l’allarme è il consigliere provinciale del Pd Paolo Zanella, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta provinciale chiedendo chiarimenti sulla situazione.
Secondo Zanella, il problema si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la tenuta del sistema sanitario trentino. «Una situazione critica – sostiene il consigliere – che si somma al taglio di 10 posti letto già segnalato nell’ospedale di Cavalese, sollevando forti preoccupazioni sul principio di prossimità delle cure e sull’impatto che queste riduzioni possono avere sull’ospedale di Trento».
Al centro della denuncia c’è la carenza di personale infermieristico, che secondo il consigliere avrebbe raggiunto dimensioni rilevanti. «In Trentino – afferma Zanella – si stima una mancanza complessiva di 450-500 infermieri, necessari sia per garantire la copertura delle piante organiche sia per aprire nuovi servizi destinati a una popolazione sempre più anziana e con un aumento delle patologie croniche».
Nell’interrogazione il consigliere chiede alla Provincia di chiarire il numero preciso dei posti letto attualmente chiusi a Borgo Valsugana e il personale necessario per poterli riaprire. Vengono inoltre richieste informazioni su eventuali rallentamenti o disservizi nel Day Hospital oncologico e nell’Endoscopia digestiva, oltre alla destinazione dei pazienti che non trovano posto nella Medicina interna dell’ospedale valsuganotto.
Tra le richieste anche una verifica sull’eventuale aumento del tasso medio di occupazione dei reparti di Medicina interna e Geriatria dell’ospedale di Trento e sulle strategie che l’assessorato alla Sanità intende mettere in campo per rendere più attrattiva la professione infermieristica. «Servono interventi urgenti sulle condizioni di lavoro, sul riconoscimento professionale, sugli alloggi e sul costo della vita – conclude Zanella – per favorire il trattenimento del personale e limitare le dimissioni volontarie».


