Il delitto

Arrestato per l’omicidio di Strigno: tante ombre, ma mai violento

Khalid Mamdouh è stato intercettato dai carabinieri poco dopo essere rientrato nella casa dei genitori che non si sono stupiti della visita dell'Arma, visti i suoi trascorsi burrascosi Pare che nessuno sapesse dell'amicizia con Sbetta, che ora è accusato di aver ucciso

RICOSTRUZIONE Ha cercato disperatamente di salvarsi
IL FATTO Trovato morto in casa: sospetto omicidio
LE IMMAGINI Gli uomini della scientifica in azione 
L'AUTOPSIA Picchiato prima di morire 
 

di Leonardo Pontalti

STRIGNO. Quando sabato 17 gennaio mattina alle 10 i carabinieri hanno bussato alla porta, al quarto piano del condominio in cui vivono, i familiari di Khalid Mamdouh mai avrebbero pensato che il decreto di fermo di indiziato di delitto per il quarantenne riguardasse l'omicidio. In casa, con i suoi trascorsi burrascosi purtroppo avevano dovuto convivere in passato: qualche denuncia per piccoli furti, per detenzione di stupefacenti, per le sue intemperanze quando esagerava con l'alcol e bariste e baristi della zona dovevano chiamare le forze dell'ordine.

Cose da poco, forse, ma che erano da sempre una spina nel fianco dolorosa - e alla quale cercavano costantemente di porre un freno - per i familiari di Mamdouh, apprezzati in Bassa Valsugana fin dal loro arrivo in Trentino più di trent'anni fa, con il grande lavoro e i sacrifici dei genitori che hanno cresciuto i loro figli, a loro volta ora valsuganotti con le loro famiglie e le loro vite radicate in valle.

Khalid - arrivato qui quando aveva dieci anni - con il tempo si era manifestato come quell'eccezione che snervava i suoi cari, che nelle sue condotte vedevano una minaccia a quell'armoniosa integrazione per cui tanto si erano spesi, a quella reputazione che arrivando da straniero devi faticosamente conquistarti perché c'è sempre chi sarà pronto a metterla in discussione. Anche per questo, sabato mattina, è caduto il mondo addosso ai genitori e alle sorelle: Khalid Mamdouh è accusato dell'omicidio di Mauro Sbetta.

Il quarantenne da qualche giorno non trascorreva le notti nella casa dei genitori, con cui vive. Ma accadeva, di tanto in tanto. I carabinieri avevano raccolto elementi a suo carico già da giorni, riuscendo a presentarsi sotto all'abitazione poco dopo il suo rientro non a caso: lo stavano aspettando.

Ora - qualora le accuse a suo carico, al momento basate su elementi ben solidi, fossero confermate - solo lui potrà spiegare cosa sia accaduto a Strigno e cosa lo abbia spinto - come ritengono gli inquirenti - a scagliarsi con estrema violenza contro il sessantottenne, una persona che già conosceva da tempo e con cui prima di sabato sera c'erano sempre stati rapporti cordiali.

Rapporti di cui, peraltro, pare fossero a conoscenza solo loro due e nessuno dei parenti e conoscenti né del sessantottenne né del quarantenne. Ora solo lui potrà spiegare cosa possa essere accaduto per portarlo a trovarsi accusato di omicidio e di aver stroncato una vita, devastato quella dei cari di entrambi e compromesso la propria, che al di là di qualche sbandata appariva tranquilla: l'adolescenza a Borgo, gli studi all'Enaip, il lavoro.

Semplice ma dignitoso: giardiniere, manovale, operaio, muratore. Da qualche tempo era alle dipendenze della Micron di Strigno, specializzata in fondazioni e consolidamenti, dove sabato i carabinieri hanno perquisito il suo armadietto dopo aver perquisito in mattinata anche la casa di famiglia. Non pare siano stati trovati elementi rilevanti per le indagini. Quelli potranno arrivare eventualmente solo dalle sue dichiarazioni.

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