Trasporti

Sigilli a un deposito a Strigno: materiale trasferito dal capoluogo senza autorizzazione

Terra e rocce provenienti dal cantiere della fermata del Santa Chiara portate nel centro valsuganotto senza occuparsi dei necessari incartamenti: intervento del Noe

STRIGNO. Da un lato, l’impossibilità di ammassare sul posto il materiale movimentato. Dall’altro, la necessità di procedere velocemente per riuscire ad arrivare alla riapertura della ferrovia della Valsugana nei tempi previsti, procedendo poi con la caratterizzazione del materiale.

Sarebbero state queste concause, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo per la tutela ambientale, a spingere il consorzio di imprese Valsugana scarl a depositare in pochi giorni tremila metri cubi di terra e roccia in un’area di fianco alla stazione di Strigno.

Materiale che proviene dall’area di San Bartolomeo a Trento, dove nelle ultime settimane erano stati riscontrati problemi di tenuta idrogeologica che hanno portato a rimuovere terreno per procedere con la posa di micropalificazioni. Peccato però che sia il trasporto che il deposito del materiali non fossero stati autorizzati ed ora l’area in cui il materiale è depositato è sotto sequestro, dopo l’intervento dei militari dell’Arma e dei tecnici dell’Appa, venerdì mattina.

Se la fretta è una cattiva consigliera, in questo caso è stata dunque pessima perché la frenesia con cui si è proceduto – senza che la movimentazione porti a rischi ambientali, dato che il terreno non sembra possedere elementi di pericolosità, ma comunque in spregio delle leggi e delle procedure da seguire in questi casi – ha rischiato di portare a ulteriori ritardi nei lavori di riapertura della linea Trento Bassano.

I carabinieri hanno proceduto infatti al sequestro unicamente nell’area di deposito a Strigno e non del cantiere della fermata dell’ospedale Santa Chiara unicamente perché i lavori legati al trasferimento di materiale sono già stati conclusi, altrimenti ora i sigilli sarebbero presenti anche nei pressi del parco di Gocciadoro.

Non è un caso che i lavori (la riapertura del traffico ferroviario – per il momento ancora senza l’agognata elettrificazione ma con i treni a gasolio – è slittata dal 9 al 15 dicembre) stiano proseguendo in un’area diversa e senza movimentazione di materiale verso l’esterno.

Ora dunque, in attesa della riapertura alla circolazione dei convogli e in attesa dell’avvio della circolazione dei treni elettrici, il direttore dei lavori e con delega ambientale è stato iscritto nel registro degli indagati e dovrà rispondere all’autorità giudiziaria delle contestazioni legate al trasporto e al deposito entrambi non autorizzati di materiale.

Dopo il sequestro preventivo urgente dell’area in cui è stato trasferito il materiale, a Strigno, ora la società – che sta operando per conto di Infrarail, società del gruppo Ferrovie dello Stato – dovrà procedere con tutti quegli adempimenti che avrebbe dovuto porre in essere prima di trasferire e depositare i tremila metri cubi di terra e rocce.

A partire dalla caratterizzazione , in base all’esito della quale verrà disposto dove e come smaltire il materiale. Come detto, non ci sono elementi che possano far presumere si tratti di materiale pericoloso e tutto potrà essere presumibilmente destinato a cave o discariche ordinarie, ma anche a fronte dell’assenza di rischi ambientali nella vicenda, resta l’irregolarità della condotta adottata.

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