Il caso

Sei capanni di caccia distrutti in Valsugana

Lasciata la firma Alf (Animal Liberation Front). I presunti attivisti animalisti hanno colpito nella notte a Grigno e a Ospedaletto. Il rettore della sezione cacciatori. Mocellini: «Mai successo prima, faremo denuncia»

GRIGNO. Dell'atto vandalico già si conosce l'autore. Il marchio impresso su alcuni dei sei capanni di caccia abbattuti tra Grigno e Ospedaletto è quello dell'Alf, acronimo di Animal Liberation Front, una realtà che fin dal 1976 è attiva in tutto il mondo, come si legge su Wikipedia, «per causare deliberatamente perdite finanziarie a coloro i quali sono ritenuti colpevoli di attuare procedure di sfruttamento degli animali, con il ricorso al danneggiamento e alla distruzione della proprietà».

Gli attivisti del cosiddetto Fronte per la Liberazione degli Animali hanno preso di mira, questa volta, sei capanni di caccia presenti nei due comuni della Bassa Valsugana, quelli prossimi al confine con il Veneto. Tre sono quelli abbattuti a Grigno, in prossimità del bosco, altrettanti nel vicino comune di Ospedaletto: in questo caso le strutture si trovavano nel perimetro del locale Consorzio di Miglioramento Fondiario, terreni che diversi decenni fa sono stati bonificati e recuperati all'agricoltura. Gli autori hanno agito nella notte e solo alle prime luci dell'alba è stato possibile rendersi conto di quanto accaduto. Non mancano le scritte offensive contro i cacciatori e, soprattutto, la volontà di danneggiare le strutture. Tutti i capanni, infatti, sono stati abbattuti e divelti, strutture posizionate su terreni privati ma regolarmente autorizzati dalle due amministrazioni comunali.

«È la prima volta che succede una cosa del genere - ci racconta il rettore della sezione cacciatori di Grigno Federico Mocellini - e quanto successo si commenta da solo. C'è modo e modo per manifestare il proprio dissenso: nei prossimi giorni sporgeremo denuncia». La sezione di Grigno conta 54 soci, circa una trentina quelli iscritti alla sezione di Ospedaletto guidata da Lino Baldi. Su ogni struttura presa di mira gli attivisti hanno lasciato la loro firma ed è impossibile non notare il logo del movimento: un cerchio con al suo interno una A che, a sua volta, ospita altre due consonanti: L e F.

In Italia il movimento ha colpito per la prima volta nel novembre del 1988, a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone rubando 2. 000 visoni; nel gennaio del 2013 a Montelupo Fiorentino gli attivisti del Fronte per la Liberazione degli Animali avevano dato fuoco ad una ditta che produceva latticini. Ma l'Alf aveva già colpito anche in Trentino, sempre in Valsugana: nel maggio del 2017, infatti, erano state rubate oche, conigli e galline in un pollaio a Pergine Valsugana. A distanza di otto anni il secondo raid, questa volta in Bassa Valsugana. M. D.

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