Ambiente / L’intervista

«No alla diga sul torrente Vanoi, ecco la nostra battaglia»

Parla Flavio Taufer, insegnante in pensione, principale esponente del comitato che si oppone al piano col quale la Regione Veneto risponde ai territori di pianura per l'uso a fini irrigui in agricoltura dell'acqua che viene dalla montagna. Un progetto osteggiato dalle comunità locali trentine e bellunesi

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di Andrea Orsolin

VANOI. Il consiglio provinciale si è recentemente espresso all'unanimità contro l'opera, ma per molti ancora non basta: il fantasma della diga, che aleggia da decenni in val Cortella, minacciando il torrente Vanoi, è sempre lì. Anche perché alla Regione Veneto quel progetto fa gola, così come al Consorzio bonifica Brenta, desideroso di costituirsi una riserva d'acqua per i periodi di siccità.

A difesa di questa valle selvaggia, di uno dei pochi corsi d'acqua a corsa libera nell'arco alpino, c'è il "Comitato per la difesa del torrente Vanoi e delle acque dolci" che vede in Flavio Taufer, insegnante in pensione, il suo principale esponente.

Taufer, ci spieghi il perché della vostra battaglia.

«Si tratta di un'opera assurda. Il rischio è quello che si vadano a compiere una sequenza demoniaca di crimini, un enorme invaso da 33 milioni di metri cubi (quattro volte lo Schener, ndr) in area ad elevato rischio idrogeologico certificato, con materiale morenico e roccioso incombente sul bacino che mette in pericolo i paesi e gli abitanti a valle. E ancora: l'inevitabile cambiamento climatico nelle vallate circostanti, un enorme impiego di mezzi pesanti che per anni condizionerebbe la circolazione sulla strada dello Schener, l'annullamento di un torrente ora oasi protetta per salvare dall'estinzione la trota marmorata».

Cosa chiedete alla politica locale?

«Le valli di Primiero e Vanoi devono ancora dare risposte convincenti, non solo per quanto ci si aspetta dalle amministrazioni, ma anche di chi ci vive. Da parte nostra, non rimane altro che dissotterrare l'ascia di guerra».

Secondo voi ci sono alternative alla diga del Vanoi?

«Ci sono studi intelligenti per salvaguardare tutto e tutti, costi assolutamente non paragonabili all'enorme investimento che richiederebbe la diga, con buone prospettive di riequilibrare, come nei vasi comunicanti, le necessarie logiche e sinergie tra montagna e pianura».

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Nella valle del Vanoi, al confine tra i monti del Bellunese e del Trentino si sta consumando una guerra dell’acqua. La Regione Veneto vuole costruire una diga alta 100 metri in val Cordella, per creare un enorme bacino artificiale e portare l’acqua del torrente Vanoi in pianura. La diga sarebbe in territorio veneto, mentre il bacino sarebbe anche in Trentino. Contrarietà è stata espressa dalla Provincia di Belluno e dai comuni bellunesi e trentini interessati, anche il vicepresidente trentino Tonina ha protestato dicendo che senza il consenso di piazza Dante non sarà possibile fare niente

Come vi state muovendo, voi del Comitato?

«Stiamo posizionando in giro degli striscioni per dire il nostro "No" alla diga. Speriamo che questa vicenda non vada per le lunghe e si vada presto a ragionare nel verso giusto. Per ora non ci rimane che manifestare e tenere desta l'attenzione su ciò che, nonostante le giustificate contrarietà, potrebbe accadere».

Perché serve tutelare il torrente Vanoi?

«I corsi d'acqua sono fonte di vita, l'acqua deve essere tutelata nei suoi usi plurimi. Ciò che non può e non deve accadere è che una funzione diventi prevaricante, che pregiudichi le altre, che danneggi o comprometta irreversibilmente le condizioni di vita dell'uomo e dell'ecosistema. Le acque del Vanoi sono inviolabili, un patrimonio comune da tutelare per le prossime generazioni che rischiano di non avere più cognizione dell'esistenza dei torrenti. Chi se la sente metta a sventolare il proprio striscione: diga no, alternative sì!».

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