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Lupi, provocazione alla festa

con le pecore listate a lutto

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Floriano Berti guarda il suo gregge. Quello che resta. È da poco arrivato in Val Malene, nei pressi del camping. Lo sguardo va alle montagne, in alto. Gli occhi sono rossi. «Ci vuole tanto coraggio per ritornare in primavera in questi luoghi - dice -. Il solo pensiero di riportare il mio gregge in questo inferno mi fa star male».

Un’estate così, lui ed i suoi pastori, non l’avevamo mai trascorsa. In tre attacchi i lupi si sono portati via una trentina di pecore. Una vita, la sua, che fin da piccolo l’ha visto sempre a contatto con le pecore. Pastore per passione, prima, poi, quando è andato in pensione, da sette anni è diventata la sua attività. Con la moglie Daniela Boso gestisce un’azienda agricola a Castello Tesino, da sei anni ha rimesso a nuovo malga Orena, tra la Val Tolvà ed il passo Brocon.

Fino allo scorso anno tutto è filato liscio, mai nessun problema. Poi, per lui ed il suo gregge di 800 pecore, è scoppiato l’inferno. «Il primo contatto con il lupo lo abbiamo avuto ad aprile, nel fondovalle, vicino alla cava Zortea tra Castelnuovo e Villa Agnedo, alla confluenza del Chieppena con il fiume Brenta. Ho perso due capi, uno ucciso, l’altro sparito». Una prima avvisaglia. In giugno sale dalla Valsugana nella conca del Tesino per arrivare a malga Orena. Per due mesi tutto bene, poi, il 13 agosto il secondo attacco in località Col del Boia, tra Orena e malga Cavallara, proprio davanti alle piste da sci alle Marande.

«In tutto abbiamo perso 15 capi, undici uccisi sul posto e quattro recuperati nei giorni successivi. Non le dico cosa ho provato quando, tornando sul posto, alle sei di mattino ho trovato le pecore azzannate». Floriano fa fatica a trattenere la rabbia. Per evitare gli attacchi si è anche avvicinato alla malga. Due tentativi dei lupi sono stati sventati. «Con i pastori ci alterniamo alla guardiania, sia di giorno che di notte. Dormiamo anche in tenda per difendere gli animali ma martedì scorso non c’è stato proprio nulla da fare». Questa volta l’attacco è avvenuto in Val Tolvà, all’imbocco del sentiero della valle degli Asini. «Siamo stati svegliati dai cani ma quando siamo arrivati sul posto i lupi avevano già ucciso quattro pecore. Altre due le abbiamo trovate rantolanti e quattro ferite». Floriano Berti non sa più a che santo votarsi. Il branco di lupi che da mesi ha messo dimora in Tesino (poco meno di una decina di capi, cuccioli compresi) sta mettendo lui, i pastori e la sua azienda agricola con le spalle al muro.

«Cosa possiamo fare? Se scappiamo dal Tesino rischiamo di andare incontro ad un altro branco. Sa che le dico? Domenica mattina c’è la festa della transumanza a Pieve e scenderemo a valle mettendo al collo di tutte le pecore un fiocco nero in segno di lutto. Possibile che nessuno si renda conto di quello che sta succedendo sui nostri monti?». Tra qualche settimana con il suo gregge darà le spalle alle montagne. Scenderà a valle per trascorrere l’inverno, come oramai fa da molti anni, nell’alto Veneto. E poi, cosa succederà? «Non le nego che sto seriamente pensando di vendere tutto. Mi si stringe il cuore al solo pensiero ma se nessuno interviene per risolvere o, quantomeno, circoscrivere il problema non mi resta altro da fare. Si deve fare una scelta definitiva: devono essere i carnivori o noi pastori a mantenere le montagne? Io rispetto il lupo, come tutti gli animali - conclude Floriano Berti - ma la sua presenza non deve e non può diventare un ostacolo alla nostra presenza in quota».

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