Grigno, nel biotopo ci sono i visoni americani

di Mario Pacher
Dopo l’orso, che negli anni scorsi ha tenuto banco a Selva, e i cinghiali, presenti in varie zone del Trentino e della Valsugana, ora tocca al visone americano. 
 
Se, nei primi due casi se ne sono oramai perse le tracce, il terzo animale sta facendo parlare di sé da qualche tempo. Esattamente da alcuni anni. Da quando, a quanto pare, qualche appassionato della zona ha deciso di importarne qualche capo e, successivamente, liberarlo sul territorio. 
 
«Ne ho sentito parlare anche io - conferma il sindaco Leopoldo Fogarotto - e sembra che in paese ci siano anche diverse persone che lo hanno visto e fotografato». 
 
Una presenza, quella del visone nativo dell’America Settentrionale, finora passata in sordina. Almeno fino a qualche giorno fa quando, il consigliere provinciale del partito democratico Alessio Manica, l’ha resa pubblica. La zona interessata è quella dell’ampliamento del biotopo Sorgente Resenzuola, a Grigno, nei pressi del fiume Brenta. 
 
«I primi avvistamenti ci sono stati più di quattro anni fa, esattamente dal marzo del 2013 - ricorda Manica - anche se in Italia i primi esemplari sono stati introdotti nel 1950. Si tratta di un animali ricercato soprattutto per la sua pelliccia. Parliamo di un carnivoro semiacquatico e di un predatore, una specie invasiva». 
 
La sua presenza può avere degli impatti negativi sulla presenza degli uccelli in zona ma anche per le specie acquatiche che nidificano a terra, così come sugli anfibi ed i micromammiferi. Alessio Manica è preoccupato in quanto «se questa presenza viene monitorata, come successo in diversi parti del mondo, può portare a drammatici declini ed all’estinzione di specie locali».
 
Da qui la sua richiesta alla giunta provinciale contenuta in una interrogazione «per avviare delle analisi in zona al fine di verificarne la reale presenza, in termini di capi, e monitorare la situazione».
 
Sono anni che il visone americano è presente in Valsugana, nel comune di Grigno. Una presenza, finora, passata in second’ordine e assai rara su tutto il territorio trentino. «Quello che vorrei capire - conclude Manica - è cosa si può fare ora per evitare che questa presenza possa avere impatti negativi sulla fauna locale».
 
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