MADRUZZO. Giovedì, fra coloro che hanno portato la fiamma olimpica fra le vie di Termeno, c'era anche Orietta Bernardi, prima tedofora del comune di Madruzzo, residente a Ponte Oliveti. Il percorso che l'ha portata a camminare insieme alla fiaccola olimpica è stato lungo e difficoltoso, ed è iniziato nel 2010, quando si è ammalata di cuore a causa di una mutazione genetica.

«Sono stati 10 di calvario - ha raccontato - perché convivere con la malattia cambia la vita, la condiziona e vincola la quotidianità». Con il passare del tempo si è poi rivelato necessario che Bernardi subisse un trapianto di cuore: «Quando mi hanno detto del trapianto ero da una parte felice per la possibilità di vita che mi dava, dall'altra era un punto di domanda, perché non si sa cosa può succedere. Entrare in lista crea un tempo di sospensione: non si sa quando il cuore arriva o se arriva in tempo».

Il 24 novembre 2020 però, arriva la chiamata da Milano: c'è un cuore compatibile, «provavo un misto di incredulità e speranza, e avevo anche un pensiero rivolto a chi stava morendo: è un onore e una fortuna poter vivere grazie a questo gesto».

Dopo il trapianto però le sfide non sono finite: «Ho avuto difficoltà a recuperare sia fisicamente che mentalmente, ma grazie al mio impegno, al supporto psicologico e a quello dei miei amici e della mia famiglia sono andata avanti. In alcuni momenti avrei voluto mollare, ma quando ho sentito la pulsazione del nuovo cuore ho sentito la responsabilità verso il donatore».

Da sempre appassionata di sport, Bernardi ha poi conosciuto il Transplant Sport Club, che si occupa di sensibilizzazione riguardo alla donazione degli organi e organizza attività sportive per trapiantati.

«Ho partecipato a campionati in Italia e in Austria e ho avuto momenti di scambio con persone che hanno avuto la mia esperienza. Grazie a loro ho saputo della possibilità di fare richiesta per essere tedofora e a novembre 2025 ho avuto la conferma. Come me, anche un altro membro del gruppo ha portato la torcia olimpica: Eugen Vikoler, di Bressanone. Fare la tedofora è stato un grande privilegio, non sapevo cosa aspettarmi ed è stata una grande emozione. Mentre ero lì il mio pensiero era rivolto al mio donatore, a tutti i donatori e alle loro famiglie».