ALA. È uno dei palazzi signorili più belli di Ala, di quelli che fanno rivivere da soli la «Città di velluto».

E dal 1650, anno della sua realizzazione in contrada Ferrari (ora via Nuova), è stato risistemato e ristrutturato più volte rimanendo sempre residenza di gran signori. Su tutti la famiglia veronese Malfatti.

Nel 1995 è stato acquistato dal docente universitario e artista sudtirolese Robert Scherer (oggi novantenne) che ci ha investito parecchio denaro per trasformarlo nella propria dimora e con l'intenzione di ricavarci una scuola d'arte con tanto di studentato per gli allievi e pure un museo, una biblioteca scolastica e luogo di incontri culturali.

Nel frattempo, Scherer l'ha pure offerto alla collettività grazie a visite guidate o aprendolo in occasione delle feste.

Notevoli, oltre all'aspetto storico e artistico, sono poi le dimensioni: la superficie è di 3.633 metri quadrati, il cortile e il giardino ne occupano 850 e i tre piani sono di 800 metri l'uno.

Tanta roba, insomma, e soprattutto preziosa, di classe, un vanto dell'arte.

Questo gioiellino, però, è finito all'asta più volte, appuntamenti sempre andati deserti tanto che l'ultimo banditore, la prossima settimana, lo offrirà a circa 500mila euro, praticamente un prezzo da outlet considerando che il suo valore di mercato è di 4 milioni.

Dopo tanti tentennamenti, infatti, i compratori «esteti» hanno finalmente bussato alle porte del tribunale presentando ben tre buste con le relative offerte.

Tra loro c'è anche l'Unione commercio e turismo che crede nelle potenzialità turistiche e culturali del compendio.

«Abbiamo deciso di esserci perché crediamo molto nella rigenerazione urbana. - conferma Marco Fontanari - Le nostre intenzioni, se ce lo aggiudicheremo, saranno ovviamente quelle di valorizzarlo perché ne possa godere tutta la comunità. Il palazzo è un tesoro che non può essere disperso».

Il Comune, invece, è rimasto all'uscio a guardare.

«Non abbiamo presentato offerte - spiega il sindaco Claudio Soini - perché comunque abbiamo un diritto di prelazione da far scattare entro sessanta giorni. Controlleremo, quindi, chi si aggiudicherà l'asta per capire cosa vorrà fare del palazzo e chiaramente siamo aperti ad ogni collaborazione per gestire e rilanciare una delle strutture che fanno parte del patrimonio artistico alense».

L'edificio di via Nuova, sorto sulle medievali Case Ferrari, si trova nel cuore della città, è in stile neoclassico e ospita, oltre al parco, stucchi settecenteschi, marmi e scale ricoperte con passamani in seta.

Grandi parti delle proprietà Ferrari furono fuse in un unico palazzo e acquisite nella seconda metà del Diciottesimo secolo dalla famiglia Malfatti.

Che ricostruì gli edifici esistenti nel 1885 e ne fece la residenza signorile di oggi, commissionata dal barone Stefano Malfatti.

Resta un prezioso scrigno urbanistico in vendita e una delle bellezze alensi che testimonia i fasti di una cittadina che all'epoca della seta diventò ricca e con particolare gusto estetico.

Infilato nel patrimonio comunale, come detto, arricchisce l'offerta del centro della Bassa Vallagarina.

Perché gli edifici d'arte da sogno sono tanti ad Ala: si va da palazzo Azzolini in piazza San Giovanni al Malfatti in via Torre, da Anzelini a Pizzini e Taddei. Altre dimore patrizie sono palazzo Zanderighi del Sedicesimo secolo, De' Pizzini von Hochenbrunn del Settecento, Gresta del Quattrocento. Residenze che hanno contribuito a far ricevere ad Ala il titolo di città direttamente dall'imperatore Giuseppe II d'Asburgo nel 1765.

La volontà è dunque di inserire questo gioiello nel tour barocco alense.

E il primo cittadino, sul punto, ci ha sempre creduto molto. «Chiaramente c'è grande interesse da parte del Comune perché è un bene di tutti. Potrebbe darci una mano a completare il progetto museale».

La lista dei palazzi patrizi nella città dei velluti, d'altro canto, come detto è lunga.

Tanto da spingere Ala, in autunno, a presentare formalmente la propria candidatura a capitale della cultura italiana 2024.

La mancata selezione tra le prime dieci contendenti che sfideranno per il titolo e il relativo milione di euro dallo Stato, però, non ferma di certo la corsa dell'amministrazione a rinverdire i fasti settecenteschi per trasformarli sempre di più in risorse turistiche di qualità per creare un indotto importante nella comunità locale.