MORI. «Mia moglie a casa che stava male, in una situazione di oggettivo pericolo, accudita da nostro figlio adolescente e io che correvo dietro all'ambulanza che non riusciva a trovare la nostra casa». Inizia così il racconto di un uomo a cui, a distanza di un anno dai fatti, ancora trema la voce mentre racconta quei concitati minuti. Riviverli per lui non è facile ma lo fa perché da un anno la sua legittima richiesta al Comune di Mori è inascoltata. Una richiesta che può apparire banale ma che banale non è.

«Anche perché non vorrei che la mia famiglia o quelle dei nostri vicini si ritrovassero in quella situazione angosciosa». La "questione" è legata all'indicazione - mancante - dei numeri civici. Una sciocchezza si potrebbe pensare ma così non è perché quell'assenza ha costretto l'uomo a correre dietro all'ambulanza che non riusciva a trovare la casa dove una donna aveva immediato bisogno di soccorso.

Un passo indietro per inquadrare la situazione. Siamo a Besagno, frazione del Comune di Mori. C'è la strada provinciale che passa in mezzo al paese, ci sono alcune strade che da quella si dipanano con nomi diversi. E c'è la piccola via dove abitano i protagonisti di questa vicenda. Che è una derivazione della strada principale che porta in località Visna che è indicata a dovere. Ma poi parte una stradina sulla sinistra e lì si trova un gruppo di case. Solo che questa deviazione non ha un nome proprio, ma ha quello della via principale.

«E all'incrocio - spiega il protagonista di questa vicenda - non c'è l'indicazione dei numeri civici della case che si trovano sulla piccola via». Questo ha comportato che quando, l'estate scorsa, dalla casa di Besagno è stato richiesto l'intervento sanitario urgente per la donna che stava male, le indicazioni stradali sono state date esattamente, ma l'ambulanza non poteva sapere che per trovare quel civico specifico, avrebbe dovuto lasciare la strada principale e deviare verso destra.

«Eravamo a casa io e mio figlio che cercavamo di assistere mia moglie nel modo migliore - spiega l'uomo - quando mi sono reso conto che l'ambulanza avrebbe avuto difficoltà a trovare la nostra casa. Ho lasciato quindi mio figlio con la madre e sono corso dietro ai soccorritori che avevano già superato, e non poteva andare diversamente, il nostro incrocio».

La donna è stata quindi soccorsa, ma il problema è rimasto. «Non potevo permettere che una cosa simile si ripetesse e quindi - spiega l'uomo - sono andato in Comune per segnalare la questione. Il sindaco non mi ha ricevuto e ho quindi chiesto appuntamento al comandante della polizia locale. Gli ho spiegato il tutto e mi aspettavo che la soluzione, una banale indicazione all'inizio della strada, non chiedevo cose straordinarie, sarebbe arrivata in pochi giorni. Invece no. Tutto è rimasto come era».

Da qui la decisione di ripercorrere quei terribili momenti della scorsa estate per fare una denuncia pubblica. Sperando che quel cartello arrivi e che nessun altro sia costretto a correre dietro ad un'ambulanza. «Se non arriva una soluzione "istituzionale", metterò l'indicazione io», conclude l'uomo.