PHOTO
MORI. Conciliare lavoro, orari, figli e spese familiari è già una sfida quotidiana. Quando però cambiano le decisioni delle amministrazioni, quello che sulla carta è un provvedimento organizzativo può trasformarsi, per un genitore, in un problema molto concreto: un servizio che cambia, un percorso educativo da interrompere, nuovi orari da incastrare, una spesa che aumenta. È il punto in cui le scelte della politica comunale e provinciale finiscono per confrontarsi con la vita reale delle famiglie.
A Mori questa difficoltà ha oggi il nome di Massimo Barbieri, papà di Sara, due anni e mezzo. La bambina frequentava, da quando aveva nove mesi, il nido di Rovereto. Poi la famiglia si è trasferita a Mori, dove ha comprato casa, e con la fine della convenzione tra i due Comuni il percorso costruito dalla bambina è arrivato al capolinea. «Mia figlia ha ancora un anno di nido e preferivo che finisse il percorso educativo a Rovereto per non dover ricominciare da capo», racconta Barbieri. Ma quella con Rovereto è una delle convenzioni per i nidi interrotte dal Comune di Mori, insieme a quelle con Ronzo-Chienis, Brentonico e Isera. L'amministrazione ha legato la scelta alla disponibilità dei nuovi posti sul territorio comunale. Per chi aveva già organizzato la propria quotidianità attorno a un servizio fuori Comune, però, il cambiamento ha significato rimettere mano a iscrizioni, spostamenti e costi.
«Nel dicembre 2024 ci siamo trasferiti da Rovereto a Mori, dove abbiamo comprato casa. Mia figlia ha iniziato a frequentare il nido a Rovereto quando aveva 9 mesi, nel novembre 2024». Poi, all'inizio del 2025, arriva la comunicazione dell'amministrazione: «Ci informavano che le convenzioni per il nido con i Comuni limitrofi sarebbero cessate e quindi ci invitavano ad iscrivere nostra figlia al nido del paese». Da quel momento, nella ricostruzione del padre, «è iniziata un'odissea burocratica».
In una prima fase gli viene spiegato che l'amministrazione deve valutare se, per l'anno educativo 2025/26, la bambina possa restare a Rovereto. «Tempo una settimana e ricevo risposta: l'amministrazione rinnova la convenzione, ma ci chiede di fare l'iscrizione per inserire nostra figlia in graduatoria». Seguono le pratiche legate all'Icef e al Caf, fino alla retta di Rovereto arrivata a prezzo pieno e alla necessità di intervenire nuovamente per ottenere il rimborso del sovrapprezzo. Nel frattempo a Mori il vecchio nido viene demolito. «A giugno 2025 esce la graduatoria: mia figlia è al numero 82». Gli viene spiegato che il nuovo nido di Mori sarà pronto per settembre 2026 e che il posto per chi deve rientrare è garantito.
Nel frattempo viene inaugurato il nido di Tierno, dove la famiglia vive. Arriva il 2026 e il Comune chiede nuovamente l'iscrizione. «A quel punto perdo la testa, chiamo la funzionaria che, con fare saccente, mi fa notare che il Comune spende oltre 5.000 euro per tenere mia figlia a Rovereto». Barbieri si rivolge quindi al vicesindaco Aurelio Gentili. «Gli faccio presente che mia figlia ha ancora un anno di nido e preferivo che finisse a Rovereto per non dover ricominciare da capo». La risposta, riferisce Barbieri, è netta: «La convenzione cessa e nessuno vi costringe a venire a Mori, siete liberi di lasciare vostra figlia a Rovereto pagando senza agevolazioni e convenzioni».
Dopo ulteriori richieste di chiarimento e una Pec, arriva una nuova richiesta di iscrizione. «Passa qualche settimana e vengo contattato dall'impiegata del Comune che mi informa che il suo predecessore si è licenziato e non riescono a trovare la nostra documentazione, quindi mi chiede di rifare per la terza volta l'iscrizione». Barbieri procede ancora una volta, paga la quota e invia la documentazione. Ad agosto arriva l'assegnazione al nido di Tierno, «previo inserimento di almeno 10 giorni». «Mi organizzo e con mia moglie prendiamo ferie e congedo». Il 7 settembre si comincia, ma emerge un'altra questione: «Peccato che nessuno ci abbia detto quanto paghiamo».
Barbieri scopre quindi che, in base al proprio Icef, la retta è di circa 500 euro al mese, rispetto ai circa 250 pagati a Rovereto. «Con un mutuo da 700 euro, aggiungere anche questa spesa, con stipendi da fame, diventa difficile».
Nei giorni scorsi il padre ha incontrato nuovamente Gentili. «Riassumendo, mi ha detto: "O questo o tenetevi i bambini a casa"». Barbieri contesta anche il ricorso ai sostegni economici per compensare gli aumenti: «Con la scusa del bonus Inps e dell'assegno provinciale ci dicono che possiamo coprire la retta. Intanto però dobbiamo anticiparli». La difficoltà, spiega, riguarda anche l'organizzazione quotidiana. «È una sfida quotidiana, mia moglie l'anno scorso ha dovuto chiedere la trasformazione delle ferie in ore per poter gestire meglio gli orari del nido». E il problema, per Barbieri, non riguarda soltanto la propria situazione: «La denatalità è argomento sulla bocca di tutti i politici, ma a quanto pare sono solo chiacchiere».


