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VAL DI GRESTA. Luce sui nuovi talenti della settima arte grazie al concorso "Studenti in corto" lanciato di recente da Rai cinema tra gli atenei italiani. E in rappresentanza dell'università Ca' Foscari per il contest di registi in erba è stato selezionato "Dopo la sigaretta", titolo del cortometraggio firmato dal lagarino Matteo Tonelli, 22 anni.
Cresciuto in Val di Gresta, maturità scientifica al liceo Rosmini, laurea triennale in Beni culturali a Venezia, da settembre il giovane regista si è trasferito a Roma per proseguire gli studi a fianco di Leonardo Fasoli, sceneggiatore di celebri serie come "Gomorra - Le origini" o "Il mostro". «Ho la fortuna di apprendere la scrittura cinematografica per esperienza diretta sui set - racconta Tonelli - sperimentando e imparando in poco tempo quello che all'università ho studiato nella teoria».
Come è passato dagli studi scientifici all'interesse per il cinema?
Il liceo in realtà mi è servito proprio a capire cosa è più nelle mie corde e anche cosa mi viene meglio. Mi sono iscritto alla facoltà di "Beni culturali" perché è un corso molto vario dove si studia musica, teatro, fotografia. Poi ho iniziato a lavorare sui primi cortometraggi e ho scelto la mia via, quella del cinema. Dopo aver inseguito i professionisti per due anni alla mostra del cinema di Venezia, cercando di incrociarli al Lido, ho incontrato Fasoli che mi ha accolto a studio da lui. Volendo occuparmi sia di regia che di sceneggiatura, non ho una precisa strada disegnata davanti, ma penso che lavorare sui set sia la scelta migliore.Il corto selezionato da Rai cinema è interamente girato a Venezia, così come la sua prima opera "Venice nights".
Perché questa scelta?
Il primo corto era molto più sperimentale, con una narrazione non lineare che rappresentava l'odissea notturna di una figura tra le calli veneziane, alla ricerca di qualcosa di perduto che poi si rivelava essere Venezia stessa. In "Dopo la sigaretta" il protagonista è un giovane attore che sta studiando un copione per un provino, un ottimo spunto per parlare di una serie di questioni. Tra queste, la domanda che diventa motore della narrazione è relativa a come percepiamo la bellezza, attraverso lo sguardo sulle persone e sulla città. Parlare di bellezza a Venezia significa potenziare la narrazione, pur portando in scena la mancanza di sguardi o il loro degrado. La città diventa un personaggio aggiunto e lo si vede da molti dettagli, come ad esempio i tagli sui palazzi.
Quali sono i suoi autori di riferimento?
Sicuramente Michelangelo Antonioni, un regista che mi influenza e del quale ammiro la coerenza mantenuta per quarant'anni di carriera. Se invece penso ai registi di oggi, credo che Yorgos Lanthimos (autore di "Bugonia", ndr) rappresenti ciò che per me è il compito del "regista-autore", cioè quello di proporre allo spettatore un nuovo codice visivo e poi farglielo sentire come necessario, con una lettura originale.
Nella scena finale del suo corto si intravedono atmosfere alla David Lynch…
C'è certamente il mio gusto per tutta una serie di toni e immagini che rimandano all'autore del film "Velluto blu". Ho voluto rappresentare con un gesto duro e deciso, alla Lynch appunto, la conseguenza di tutto ciò che il protagonista del cortometraggio vive.
Nonostante le molte possibilità di fruizione dei film via web o piattaforme dedicate, l'Istat rileva che i giovani preferiscono il cinema nelle sale. Che ne pensa?
La forza della sala cinematografica è nella visione collettiva che nient'altro può dare. Mettere il naso fuori casa, salutarsi, sedersi a fianco agli altri, condividere la visione di un film e sentire le reazioni altrui, leggerne le emozioni, ci fa sentire parte di qualcosa di collettivo che amplifica l'esperienza individuale. Ecco, io penso che probabilmente ciò che tiene in vita il cinema oggi sia proprio la dimensione della sala.


