VOLANO. Un ritrovamento macabro, lungo la strada che da Volano sale al Moietto (una via molto amata dai ciclisti che si sfidano in una delle salite più impegnative della Vallagarina che in pochi chilometri sale ai 900 metri della località montana condivisa tra Volano e Rovereto), ha allarmato la polizia locale ma soprattutto l’amministrazione comunale.

Qualcuno - ancora ignoto ma con indagini in corso per risalire agli autori dell’insano gesto - ha gettato nel bosco carcasse di pecore e capre rinchiuse in sacchi di nylon. «Rifiuti» animali che, con il gran caldo di questi giorni, hanno impestato l’aria con miasmi mefitici che, non a caso, hanno richiamato l’attenzione di alcuni camminatori. Quell’odore nauseabondo, insopportabile e che ha fatto temere il peggio ha convinto i passanti a diramare l’allerta, in questo caso l’assessore Cattoi, che ha subito attivato il corpo di polizia intercomunale Rovereto e Valli del Leno. Il sopralluogo degli agenti ha fatto rinvenire il deposito incontrollato dei resti delle povere bestie. I sacchi si trovavano a breve distanza dal ciglio della strada ma comunque non visibili dall’arteria. Ben più marcate erano invece le esalazioni davvero insopportabili.

Il Comune ha ovviamente fatto intervenire subito i vigili del fuoco che hanno recuperato i resti ma al momento, come detto, non si sa chi sia l’autore del disgustoso abbandono. La polizia locale ha infatti cercato eventuali microchip attraverso un apposito lettore in dotazione al corpo ma non è stato trovato nulla. «Purtroppo non si è riusciti a risalire né al proprietario né alla provenienza della carcasse. - spiega il sindaco Emanuele Volani - Non si tratta però di pastori visto che gli spostamenti sono tutti tracciati. Potrebbe essere frutto di macellazione abusiva ma al momento non sappiamo nulla. Abbiamo ovviamente contattato il servizio veterinario ed organizzato l’intervento di bonifica dell’area anche per evitare che insorgano complicazioni visto che si tratta di resti organici in decomposizione».

Il costo del recupero e della pulizia, dunque, è a carico del Comune. Considerato che la situazione riscontrata comporta un rischio igienico-sanitario e ambientale tale da richiedere un intervento tempestivo di rimozione, trasporto e smaltimento del materiale rinvenuto, qualificabile quale sottoprodotto di origine animale non destinato al consumo umano, è stata contattata la cooperativa Ecoopera che per 4.500 euro ha recuperato e smaltito i circa 300 chilogrammi di quello che è tutti gli effetti un rifiuto.

«Ripeto, non sappiamo chi è stato a fare questo ma per il Comune e la comunità c’è un danno doppio. - si lamenta giustamente il sindaco - Primo perché è un inquinamento e se non si interveniva si rischiava da un punti di vista igienico-sanitario e secondo perché la rimozione e la pulizia la paghiamo noi. Purtroppo ogni ricerca sul responsabile, per il momento, non ha dato esito. Come ho detto, però, non si tratta di pastori che sanno come smaltire le carcasse ma soprattutto perché le loro pecore e le loro capre sono chippate e dunque tracciabili».