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ROVERETO. Quelle lesioni subite ruzzolando al suolo mentre andava al cimitero non le ha mai digerite. Perché la colpa delle ferite, per la vittima, era della scarsa manutenzione della pavimentazione stradale da parte del Comune di Mori. Insomma, la caduta si sarebbe potuta evitare se l'ente pubblico, a detta della donna, avesse fatto il suo dovere garantendo l'incolumità dei cittadini con controlli puntuali e minuziosi sullo stato delle strade, dei marciapiedi e degli spazi condivisi da tutta la collettività.
Proprio per questo, per far valere le proprie ragioni, la signora ha passato una decina d'anni a cercare di strappare qualche euro all'istituzione di via Scuole invocando giustizia in tribunale, in corte d'appello ed ora in cassazione. Che, come nei due precedenti gradi di giudizio, le ha dato torto.
La battaglia a colpi di carte bollate, dunque, la novella Don Chisciotte l'ha persa e con gravi perdite. Perché al di là delle sue spese di costituzione (l'avvocato dal primo al terzo grado costa qualche migliaio di euro) è arrivato anche il conto degli «ermellini»: la suprema corte, infatti, respingendo il ricorso perché ritenuto inammissibile, ha condannato la ricorrente a pagare il conto: 7.200 euro in tutto. Il lungo iter giudiziario, in verità, era partito con la procedura di mediazione con il Comune di Mori andata a vuoto.
Per questo la danneggiata ha portato la questione in tribunale sperando le venissero riconosciuti i danni subiti dall'aver semplicemente provato a raggiungere la tomba dei propri cari per portare una fiore e una preghiera. Si era verso sera, comunque, con i lampioni già accesi e, di conseguenza, con visibilità ridotta. Questo, chiaramente, è quanto ha sempre sostenuto la donna appoggiata anche da testimoni.
Data l'ora crepuscolare e le condizioni non certo ottimali di porfido e asfalto la signora ha appunto provato a contestare al Comune la presenza di quel tombino rialzato che l'ha tratta in inganno visto che è inciampata finendo violentemente a terra e rimediando botte ed ematomi importanti anche se, fortunatamente, nessuna frattura.
Nei primi due gradi di giudizio - a palazzo di giustizia in corso Rosmini e in appello a Trento - i giudici sono giunti alla medesima conclusione: c'era «la piena consapevolezza da parte della ricorrente dello stato dei luoghi in considerazione del fatto che si trattava di un'area adeguatamente illuminata e nella quale il tombino era dunque perfettamente individuabile quale circondato un modestissimo avvallamento».
Di qui l'ultimo tentativo di far valere le proprie ragioni a Roma, in piazza dei Tribunali dove la ferita ha insistito inutilmente per farsi risarcire. Anche per i magistrati romani, però, i giudici di merito hanno fatto bene a ritenere quell'infortunio assolutamente fortuito.


