Don Tarcisio, da Mori a Rovereto. «Sono messo in un angolo»

di Paolo Liserre

La voce di don Tarcisio Guarnieri si incrina quando parla del suo addio a Mori; il decano non prova nemmeno a nascondere la sua commozione e la sua tristezza. Ha saputo di dover lasciare la canonica all’inizio dell’estate, ma ancora non si è abituato all’idea.
 
Una decisione, quella dello spostamento a Rovereto, probabilmente come collaboratore pastorale di don Sergio Nicolli, che non ha potuto e voluto contestare. A 63 anni, dei quali otto trascorsi alla guida dei fedeli moriani, questo cambiamento però lo ferisce profondamente.
 
La data ufficiale del distacco non c’è ancora. Il parroco ha chiesto e ottenuto di poter inaugurare la chiesa di Santo Stefano dopo il lungo cantiere del quale è stato entusiasta promotore. Al suo posto arriverà don Augusto Pagan, classe 1953, parroco a Roncegno, Marter, Novaledo, Ronchi e S. Brigida.
 
Racconta don Tarcisio «Un gruppo di persone ha fatto delle rimostranze in Curia a causa della mia salute precaria, hanno chiesto una sistemazione diversa e hanno fatto pressioni, mi hanno scavalcato. Il vicario me lo ha comunicato a malincuore, perché credo mi stimi. Mi rendo conto che il mio fisico non è più quello di un tempo e ammetto che avrei dovuto rallentare, evitare di passare così tante notti in bianco a lavorare. Io, però, sono fatto così, voglio dare sempre il mio meglio. Adesso che non sono più così efficiente, vengo messo in un angolo». E prosegue: «Mi sono trovato molto bene qui, c’è gente meravigliosa. Il fatto che non abbia peli sulla lingua, però, forse ha dato fastidio a qualcuno. Alcuni hanno avuto perfino da ridire sul mio abbigliamento, hanno insinuato che sembro più un contadino che un prete».
 
E prosegue: «Fin dall’inizio, nel 2007, sono stato molto orgoglioso di poter guidare una comunità grande come quella di Mori. Sento già tanta nostalgia per le famiglie, i giovani, il centinaio di malati che sto seguendo. Non mi sono tenuto alla larga dalle situazioni difficili, dai casi di suicidio, da chi soffre. Ho voluto calarmi fino in fondo in questa realtà».
Le sue riflessioni sono profonde. «C’è molta distanza  - conlude don Tarcisio - tra le frazioni, ognuna ha la sua chiesa e vuole la sua messa ma in futuro questo sarà insostenibile. Tra qualche anno ci sarà un solo prete per tutto il decanato. Poi c’è un proliferare di gruppi di volontariato: mi sono battuto affinché lavorino in sinergia, affinché la formazione avvenga attorno alla Parola di Dio, ma noto che sull’argomento c’è ancora troppa ignoranza. Comunque Mori ha molti aspetti positivi: un oratorio frequentato e Scout molto attivi. I giovani sono un tesoro: sono appena tornato da un campeggio di terza media. I ragazzi, sotto la superficialità, hanno un carico di umanità squisita e capacità di pensiero profondo».

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