PHOTO
TRENTO. Andrea Villotti, ex presidente di Patrimonio del Trentino, libero da poche settimane dopo quasi sei mesi di domiciliari, ha presentato richiesta al tribunale del Riesame di revoca anche dell'obbligo di firma. Ma non potrà riavere nell'immediato ciò che gli è stato sequestrato: la sua borsa ventiquattrore, le scarpe Louis Vuitton, quattro coupon per l'ingresso alla spa dell'Hi Hotel di Trento (che era gestito da Alessio Agostini, tragicamente scomparso nel giugno scorso) e un progetto relativo a lavori di ristrutturazione della propria abitazione. Così ha deciso la Cassazione, evidenziando che si tratta di materiale considerato "corpo di reato" e pertinente alle accuse a lui mosse, ossia turbativa d'asta, corruzione e peculato. Villotti era stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta "Sciabolata", nel filone relativo alla scalata per l'acquisizione del Grand Hotel Imperial di Levico da parte della famiglia Agostini.
La difesa, ricorrendo alla Corte suprema, aveva sostenuto che la borsa, le scarpe e gli ingressi omaggio non sono prove di corruzione. Differente è stata la valutazione della Cassazione: il sequestro - viene spiegato nella sentenza depositata nei giorni scorsi - è stato finalizzato non tanto alla verifica del possesso dei beni, bensì alla corrispondenza tra gli oggetti trovati nella disponibilità di Villotti (ossia scarpe, borsa e voucher) e quelli menzionati nei dialoghi intercettati dagli inquirenti. Gli Ermellini ritengono pertinente anche il sequestro probatorio della documentazione relativa alla ristrutturazione della casa, per verificare - anche in questo caso - eventuali riscontri con le intercettazioni. Chi invece potrebbe ottenere la restituzione dei propri dispositivi informatici (e dei dati contenuti) è Omar Dhafer, il 33enne di Trento indagato per detenzione e cessione di droga, nonché per associazione finalizzata allo spaccio, in un altro filone dell'inchiesta "Sciabolata".
La Cassazione ha annullato l'ordinanza che confermava il sequestro. Accogliendo i motivi evidenziati nel ricorso dall'avvocato Giovanni Rambaldi, gli Ermellini hanno disposto un nuovo giudizio per consentire al tribunale di Trento di integrare la motivazione del sequestro del cellulare. Il legale dell'indagato aveva infatti evidenziato che i dispositivi erano stati prelevati senza indicare i criteri di selezione del materiale informatico di interesse, ad esempio quali contatti e in che periodo temporale. In merito all'attività criminale del gruppo di cui è accusato di far parte Dhafer, gli inquirenti stimano un profitto che sfiora i 4,7 milioni di euro. Ma. Vi.


