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TRENTO - Sarà un grande ringraziamento, ma con qualche lacrima di nostalgia per un passato che non tornerà mai più, la cerimonia di questa mattina a Villazzano dentro la tradizionale festa di primavera.
La comunità, prima nella messa al campo sportivo poi con un brindisi, saluterà le suore di Maria Bambina che, dopo oltre un secolo di presenza e di partecipazione alla vita della comunità, tra poche settimane lasceranno per sempre il paese e la loro dimora di via Giordano.
Ormai sempre meno di numero e sempre più avanti nell'età vista la mancanza di ricambio, è stata quasi una necessità quella dei vertici delle Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, ma conosciute come "suore di Maria Bambina", di chiudere la comunità di Villazzano e concentrare le loro forze in città, in San Martino.
Quando suor Adriana, la madre superiora arrivata sulla collina di Trento nel 2019, ha dato questa notizia al Consiglio pastorale, poco prima di Pasqua, la sorpresa iniziale ha subito lasciato spazio al grande dispiacere del dover salutare le religiose, al pensiero di non incrociarle più per le strade del paese che in tutti questi anni (116!) hanno arricchito con la loro testimonianza di vita comunitaria e di servizio: a scuola, in parrocchia per la catechesi e il corso di ricamo, nelle Rsa e nella visita ai malati e agli anziani, in Consiglio pastorale e nelle altre numerose occasioni di vita pastorale.
Attualmente sono cinque le suore che abitano a Villa Bazzani. Difficile calcolare invece quante sono passate di qui nel corso degli anni. Una cosa è certa: le prime tre suore arrivarono nel lontano 1909 richieste dall'allora parroco don Zuliani per dirigere l'asilo.
Per 68 anni hanno lavorato all'interno della scuola materna di via Giordano, dove hanno contribuito a crescere generazioni di bambini, fino al 2012 quando anche suor Mariangela, l'ultima presenza religiosa nella scuola, si è congedata dal servizio per raggiunti limiti di età. Dal 1977 la comunità religiosa vive stabilmente nella dimora storica che l'ingegner Gaetano Bazzani ha lasciato in eredità alla Congregazione dopo la sua morte, nel 1959. Le aveva ospitate per la prima volta in tempo di guerra e per anni quella è stata un ristoro estivo per molte consorelle ma non solo: qui infatti sono state accolte anche molte ragazze per le settimane di formazione.
Suor Adriana è arrivata sei anni fa e ad accogliere la nuova superiora c'erano suor Carla, suor Agnese e suor Maria Pia, già presenti da diversi anni.
Si è aggiunta poi suor Antonietta, originaria di Thiene, che collabora con le parrocchie dello Sposalizio e del Santissimo a Trento.
Ma ciascuna di loro ha una storia diversa, che si è incrociata con quella delle consorelle a Villazzano. Quasi tutte hanno vissuto l'esperienza dell'insegnamento nei diversi gradi dell'istruzione: suor Adriana, originaria di Schio, è stata insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie e superiori, suor Agnese di Rustega (Camposanpiero) ha insegnato nella scuola dell'infanzia in molte sedi ed è arrivata a Villazzano nel 2009, anno in cui sono arrivati anche padre Giorgio e padre Antonio, padri Dehoniani.
«Abbiamo fatto un cammino insieme», ricorda suor Agnese. Anche suor Carla di Telve ha dedicato più di quarant'anni ai più piccoli delle scuole materne e, arrivata a Villazzano, ha fatto per tanti anni catechesi. Ora si prende cura delle consorelle in cucina.
Suor Maria Pia, nata a Povo, ha svolto il suo servizio di caposala negli ospedali di Trento e Rovereto e, dopo un periodo accanto alle suore anziane a Telve, continua il suo impegno nella pastorale sanitaria presso la Rsa di Gabbiolo.Accanto a queste esperienze che le hanno portate a vivere appieno i valori del loro istituto religioso "tutto fondato sulla carità", le suore di via Giordano hanno sempre avuto un ruolo attivo anche nella parrocchia. Con compiti e modi di porsi diversi. Hanno sostenuto il mandato pastorale affidato ai padri Dehoniani e ora a don Mauro Angeli (immortalato con le suore, nella foto sopra).
«Nel nostro Dna di suore della carità c'è lo spirito di far comunione e così è stato anche con i sacerdoti della parrocchia - raccontano -. Ma anche loro sono stati bravi nel coinvolgerci, per esempio nell'accoglienza delle persone sulla soglia della chiesa». D. B.
[foto credits: diocesitn.it]


