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TRENTO. Oggi, al comando di via Maccani, lascerà il suo ufficio di commissario capo, responsabile dei servizi di pronto intervento e prossimità della polizia locale di Trento. Un incarico che comprende molteplici attività: dalla gestione della viabilità all'infortunistica, dalla centrale operativa ai servizi esterni nei quartieri, fino al coordinamento con le altre forze dell'ordine.
Ma il segreto di Pierangelo Vescovi è che, anche da superfunzionario, è rimasto lo stesso vigile urbano del 15 gennaio 1993. Il suo primo giorno di lavoro, allora in via Bronzetti.
«Anche se adesso siamo agenti, a me non è mai dispiaciuto anche quando continuano a chiamarci come una volta», sottolinea. E in fondo c'è tutta la filosofia che ha guidato il suo lavoro in 34 anni di servizio (la pensione arriverà a febbraio, dopo aver smaltito le ferie arretrate): vigile, sempre attento alle necessità dei concittadini. Urbano, uno che la città l'ha sempre vissuta e amata davvero.
Anche montano, Pierangelo Vescovi, da sempre innamorato del Bondone. Quando, alla fine degli anni Novanta, l'allora sindaco Lorenzo Dellai ripristinò il servizio piste affidandolo alla polizia locale, Vescovi curò il ritorno operativo del servizio, che ogni inverno garantisce la sicurezza della stazione sciistica cittadina.
E poi c'è la Trento-Bondone, uno degli appuntamenti che ogni anno impegnano maggiormente il corpo di via Maccani. Non è un caso che proprio durante l'estate, sapendo che quella del 2026 sarebbe stata l'ultima edizione seguita da Vescovi, donne e uomini del corpo lo abbiano omaggiato con un picchetto d'onore a sorpresa.
«Mi avevano commosso. E mi commuovo ancora adesso a pensarci: devo davvero tutto a tutte e tutti coloro con cui ho lavorato in questi anni», racconta Vescovi.
In realtà, anche loro devono molto a lui. Non è un caso se Pierangelo sia sempre stato benvoluto da tutti, soprattutto da quando, ormai vent'anni fa, era diventato funzionario. Saper coordinare, guidare e comandare è un lavoro difficile e delicato. Lo si può fare impartendo ordini dall'alto oppure condividendo le responsabilità tra pari, anche quando entrano in gioco le gerarchie. Vescovi ha sempre scelto la seconda strada, per indole e convinzione. Prendendo molto sul serio il proprio lavoro e la propria missione, senza mai prendersi troppo sul serio.
«Ognuno ha il suo carattere, tutti siamo strani. E chi fa il vigile urbano lo è senza dubbio», sorride. Poi aggiunge: «Io ringrazio di aver sempre potuto contare su donne e uomini che hanno sempre saputo fare squadra». Una riconoscenza che si estende anche a chi gli ha permesso di imparare sul campo: «Due nomi su tutti, Rolando Baldessari e Lino Giacomoni».
Quest'ultimo è stato uno dei suoi comandanti. Assunto nel corpo quando era ancora guidato da Aldo Zanetti, Vescovi ha lavorato anche con Luca Sattin, prima di collaborare con l'attuale comandante Alberto Adami. Nel corso della sua carriera ha attraversato diverse stagioni amministrative, lavorando con tutti i sindaci che si sono succeduti alla guida della città: Dellai, Pacher, Andreatta e Ianeselli.
«Quando lasciai le Poste per tentare il concorso non immaginavo avrei potuto avere una carriera così appagante. Ho avuto l'onore di vedere la città cambiare, in meglio. Ora è molto più vissuta, apprezzata da turisti, studenti, persone che arrivano da tutto il mondo. Pensarla ora, con ogni anno scandito da eventi e appuntamenti, sarebbe stato impensabile trent'anni fa».
Eventi che, per la polizia locale, significano una mole di lavoro difficilmente immaginabile. «Quando in città succede qualcosa, anche di bello, è inevitabile si debbano sopportare dei disagi. E noi siamo sempre in prima linea, a indicare, supportare e anche incassare gli sfoghi della gente. Ecco, io spero che tutti capiscano che il nostro non è un lavoro facile, a volte sbagliamo anche noi, ma cerchiamo unicamente di far rispettare quelle regole che sono la base per vivere tutti serenamente».
Tra i tanti appuntamenti gestiti, quello a cui è più legato è l'Adunata degli Alpini del 2018. «Iniziammo due anni prima a capire come fare a gestire una città che per quattro giorni avrebbe quadruplicato il numero di persone che la vivevano. Contavo le riunioni: alla fine sono state più di 400». Anche il concerto di Vasco Rossi ha rappresentato un impegno importante, con la tangenziale chiusa e una complessa organizzazione della viabilità. «Ma era tutto più defilato, con l'Adunata avevamo vissuto tutto davvero assieme alla città e ai cittadini».
Più recentemente, sono arrivate le Olimpiadi in Val di Fiemme, dove Vescovi ha curato il coordinamento dei corpi coinvolti nella gestione della viabilità della valle. «Avevo paura, non volevo sembrare quello che va a dire ai colleghi cosa devono fare». Ma il lavoro condiviso ha permesso di superare anche questa difficoltà. «È stata una grande esperienza, anche se poi è qui con colleghe e colleghi che trovo la mia dimensione».
Da domani i colleghi gli mancheranno, ma Vescovi non si considera un nostalgico. Adesso è arrivato il momento di dedicarsi alla famiglia: «Mi godrò mia moglie Roberta, i miei figli Giacomo, Annachiara, Luca e Lorenza. E la mia nipotina, Caterina. Tutti mi sono sempre stati vicini, per scelta a casa non parlavo mai del lavoro ma mi hanno sempre sostenuto nei momenti difficili».
Tra questi, anche le critiche e la perdita di colleghi e amici: Fabio, Martino, Lorena, Paolo ed Eddy. «Non posso che ringraziare i miei cari per tutte le volte in cui ho dovuto sacrificare per il lavoro il tempo da dedicare a loro».
Nessuna malinconia, dunque, nel momento del congedo. «Lascio senza malinconie: questa non è una ditta e non è la mia ditta. Si è qui per prestare un servizio e una volta terminato il proprio lavoro è giusto lasciare spazio agli altri, che sapranno fare anche meglio di me».


