PHOTO
TRENTO. Era l'11 luglio dell'anno scorso quando, bucando il terreno in quella lingua di terra che c'è tra lo scalo Filzi e i terreni inquinati di Trento nord, si sono trovati più idrocarburi che terra. Quello era uno degli otto carotaggi previsti all'epoca, propedeutici alla realizzazione del bypass ferroviario. Dopo un anno che cosa è successo al cantiere per la realizzazione della circonvallazione ferroviaria? Niente, ma è cambiato tutto.
All'epoca l'opera era nel Pnrr, procedeva a tappe più che forzate, destinata a chiudersi entro il 2026, e con otto (8) carotaggi in tutto si immaginava chiusa la partita dei controlli ambientali sotto il sedime ferroviario. Adesso, a distanza di 12 mesi, il cantiere è ancora al centro dell'indagine della magistratura e soprattutto nel cono di controllo vigile dell'ufficio inquirente, che proprio in questi giorni attende di conoscere alcuni dettagli delle prossime lavorazioni e l'area è tuttora sotto sequestro.
In compenso - e in parte in conseguenza - l'opera è uscita dal Pnrr. Gli 8 carotaggi sono diventati tanti, ma tanti di più, perché ormai è cresciuta la consapevolezza che lavorare a Trento nord non sarà facilissimo ma soprattutto avrà necessità di precauzioni precise e stringenti. E si attende di sapere - la magistratura, il Comune, la Provincia, i comitati, ma pure la città nel suo complesso - come si intende organizzare il cantiere di qui in poi. Un anno che ha cambiato anche, in parte, l'approccio di palazzo Thun. Che continua a sostenere l'opera, ma sempre più spesso alza la voce con Rfi per chiedere - e quasi mai ottenere - più trasparenza e più comunicazione.
Si ricorderà com'è andata. L'estate scorsa era quella in cui avrebbe dovuto entrare nel vivo il cantiere per la circonvallazione ferroviaria. In quei giorni le ruspe avevano iniziato a demolire gli edifici in via Brennero. Di tutto il pacchetto di lavori previsti dal progetto esecutivo parte A (e assieme ai nuovi binari della Trento Malè), quella della demolizione è l'unica parte terminata: ora da via Malvasia a quello che fu l'Aci, dalla scorsa primavera è una lunga grande spianata.Quel che accadde nel luglio 2023 fu quel che da mesi e mesi andavano ripetendo i comitati, all'epoca soprattutto No Tav e rete dei Cittadini: l'antico inquinamento avrebbe influito sui progetti di Rfi.
Lo avevano detto mesi prima, che lavorare a Trento nord era pericoloso, perché l'inquinamento dovuto ai Sin ex Sloi e ex Carbochimica non poteva non aver toccato il terreno su cui si vuol costruire la nuova ferrovia. Secondo Rfi questa ricostruzione non era realistica, ma i comitati avevano insistito, con due esposti, avevano chiesto un sequestro preventivo delle aree inquinate.
Il problema si è posto gà più a sud, nell'area a valle del cavalcavia di Nassriya. Lì erano iniziati gli 8 carotaggi per verificare lo stato dei terreni. In uno di quei prelievi, sono spuntati gli idrocarburi. Era come detto l'11 luglio 2023. Pochi giorni più tardi, un secondo prelievo, alla presenza di Appa e Noe, non ha lasciato dubbi: a 14 metri di profondità c'erano idrocarburi, si sarebbe capito poi quelli della ex Carbochimica.
Scattò il sequestro preventivo di una lingua di terra di 30 metri, subito a nord dello Scalo Filzi e fino a 50 metri oltre Nassiriya e si apprese dell'indagine a carico dell'ingegner Damiano Beschin per condotte omissive, pur tutte da provare, come aver disatteso la sollecitazione di Appa per ulteriori analisi o l'aver escluso la necessità di un piano di caratterizzazione. Si capì in quel momento che la cosa sarebbe stata tutto tranne che risolvibile in fretta.E infatti eccoci qui.
Ad un anno di distanza il non banale risultato ottenuto è l'aumento esponenziale dei prelevi e delle analisi non solo a nord: da 8, nella fascia sequestrata, si è passati ad un piano di caratterizzazione da concordare con la procura e con Appa. E a sud, allo Scalo Filzi, da poche unità si è arrivati a 75 punti prelievo.
Ancora pochi secondo i comitati, che chiedono di fermare tutto fino a bonifica completata dei terreni inquinati, ma decisamente di più di quanto non fosse previsto prima. Scalo Filzi sul quale non sono per altro ancora stati resi noti i risultati delle analisi nelle acque di falda. Ma ad un anno da quel carotaggio finito negli idrocarburi, il nodo di come lavorare in quel tratto in un modo o nell'altro, andrà risolto.
Il progetto esecutivo parte B è stato depositato, benché non ancora approvato: è quello che dovrebbe chiarire come scavare la galleria, ma più ancora, come organizzare i lavori, il cantiere e la sicurezza, a nord, per la costruzione dei binari in trincea. Il tratto cioè che passa sull'ettaro sequestrato e poi su e su, lungo i terreni inquinati di ex Sloi ed ex Carbochimica. La procura attende di sapere e altrettanto accade in Provincia e in Comune, dove per altro stanno cominciando ad alzare la voce. E dove la concordia con Rfi sembra ormai venuta meno da qualche tempo, proprio per via delle comunicazioni, non abbastanza tempestive come palazzo Thun si aspetterebbe.
Ad un anno da quando è scoppiato il bubbone, è ora di avere qualche certezza anche sui tempi. Perché il 2026 è tramontato, ma un orizzonte di massima sarebbe bene averlo.


