TRENTO. Un tesoro sepolto di portata eccezionale, capace di entrare negli annali dell'archeologia.

A otto metri di profondità sotto via Santa Croce è stata ritrovata una necropoli - ovvero un luogo di sepoltura - della prima età del Ferro, risalente al decimo secolo a.C. e riferibile alle popolazioni pre-retiche che popolavano il territorio di quella che sarebbe diventata Trento.

La notizia è stata confermata ieri in una conferenza al Castello del Buonconsiglio: un'occasione speciale anche perché era l'ultimo giorno di lavoro del soprintendente ai Beni Culturali Franco Marzatico, giunto alla pensione.

Ma veniamo ai ritrovamenti, illustrati dall'archeologa Elisabetta Mottes. A otto metri di profondità, sotto strati di terreno agricolo di epoca romana, è stata ritrovata una necropoli comprendente duecento sepolture. Al momento sono stati esplorati 120 metri quadrati di superficie, ma ne restano ancora trecento da censire.

«Le potenzialità di ulteriori ritrovamenti sono enormi, il lavoro che ci aspetta è lunghissimo», ha detto Mottes.

Il luogo degli scavi si trova a poca distanza da quella che era la Tridentum romana, che però sarebbe sorta nove secoli dopo. Reperti così antichi, sul territorio cittadino, non ne erano quasi mai stati ritrovati, fatta eccezione per resti rinvenuti in collina e a Piedicastello, che confermavano il popolamento dell'area cittadina già dall'età del ferro. Ma di sicuro, nulla di simile per portata.

Tra i resti catalogati, centrale risulta una stele monumentale, probabilmente riconducibile al "fondatore" della collettività. Attorno a questa stele si sviluppano in maniera preordinata tanti loculi satellite.

«In alcuni abbiamo trovato la presenza sia di oggetti maschili, come le punte di lancia, sia femminili, come le conocchie - strumenti attorno ai quali si avvolgevano i materiali per la filatura. Questo fa pensare che le sepolture siano state aperte per inserirvi i resti di congiunti», ha ipotizzato Mottes.

I corpi dei defunti sono stati oggetto di cremazione e successivamente lavati e avvolti in tessuti cerimoniali fissati con spilloni o fibule. Una pratica confermata in altre aree alpine limitrofe.

Dal punto di vista stilistico, gli oggetti rinvenuti hanno un gusto "italico", probabilmente influenzato dalla cultura proto-etrusca che era arrivata fino alla Pianura Padana. «Le persone sepolte erano probabilmente parte di un'élite, vista la fattura pregiata degli oggetti», suggerisce Mottes.

Il catalogo di oggetti rinvenuti è molto ricco: sono state trovate anche due spade per fini rituali, una vera rarità se si considera che negli interi scavi della Bologna etrusca ne sono state rinvenute cinque.

Suggestivi sono i resti di un bambino piccolo, attorno agli otto mesi di vita: anche lui è stato cremato e avvolto nel tessuto rituale, dopo che i resti erano stati lavati.

La scoperta è stata accolta con entusiasmo dal soprintendente Franco Marzatico: «Conferma che l'Adige era un'importante via di comunicazione tra l'area alpina e l'Italia centro-settentrionale anche molto prima dell'età storica. Lungo questa via passavano gli influssi villanoviani ed etruschi, considerati di prestigio, da imitare e da importare da parte delle popolazioni alpine».

L'assessora provinciale alla cultura Francesca Gerosa ha raccontato l'emozione nell'entrare nella necropoli: «È stato un vero privilegio. Ora valorizzeremo ciò che è stato scoperto, per trasmettere alle nuove generazioni il nostro patrimonio culturale».

L'assessora comunale alla rigenerazione urbana Monica Baggia ha detto: «Si tratta di un tesoro unico in Trentino. Non vediamo l'ora di dare alla cittadinanza la possibilità di ammirarlo».