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TRENTO. Si chiude senza conciliazione e si prepara a finire davanti al giudice del lavoro la vertenza tra Fenalt e il Comune di Trento sui rimborsi chilometrici arretrati richiesti per gli operai comunali. L’amministrazione ha infatti comunicato la propria mancata adesione al tentativo facoltativo di conciliazione promosso dal sindacato presso il Servizio Lavoro della Provincia.
Al centro dello scontro ci sono le spese sostenute dal personale operaio per raggiungere il posto di lavoro con il proprio mezzo durante gli interventi d’emergenza effettuati in regime di reperibilità. Fenalt chiede che vengano riconosciuti anche i rimborsi arretrati, mentre il Comune sostiene, secondo quanto riferisce il sindacato, che la nuova tutela contrattuale non possa essere applicata retroattivamente.
Una posizione che Fenalt contesta duramente. «Siamo profondamente scandalizzati e amareggiati dal fatto che proprio il maggior comune del Trentino abbia scelto di evitare la conciliazione», afferma il segretario generale Maurizio Valentinotti. Secondo il sindacato, la previsione introdotta nel nuovo contratto riprenderebbe infatti una disposizione già contenuta in un allegato contrattuale vigente e applicato da decenni dalle altre amministrazioni.
«La verità è che il Comune pretende di far ricadere interamente sugli operai il costo economico degli interventi in emergenza – attacca Valentinotti – scaricando sulle loro tasche le spese dei mezzi per spostarsi da casa al lavoro nel cuore della notte, di sabato o di domenica».
Fenalt sostiene inoltre che la situazione di Trento rappresenti un’anomalia rispetto al resto del territorio provinciale. Secondo il sindacato, la Provincia autonoma e la quasi totalità degli altri Comuni trentini riconoscono regolarmente queste spese. «Non possiamo accettare che chi garantisce la sicurezza e la continuità dei servizi essenziali per la città venga penalizzato in questo modo», sottolinea l’organizzazione.
Lo scontro investe direttamente anche il sindaco Franco Ianeselli. Fenalt sostiene che da oltre un anno e mezzo il primo cittadino abbia promesso di risolvere la questione. «A questo punto viene spontaneo chiedersi: ci troviamo di fronte a un primo cittadino che soccombe alle rigidità dei propri uffici o semplicemente a un uomo che non è di parola?», afferma Valentinotti.
Ora la vertenza si sposterà nelle aule giudiziarie. «Poiché il Comune ha rifiutato la conciliazione bonaria, andremo dritti in causa», conclude Valentinotti. Fenalt annuncia quindi che porterà il Comune di Trento davanti al giudice del lavoro chiedendo il riconoscimento degli arretrati, oltre agli interessi e alle spese della vertenza.


