TRENTO. Una violenta rissa nel cuore del centro storico, a pochi passi da piazza Duomo, tra urla, calci e colpi inferti anche con una borraccia di alluminio. A denunciare quanto accaduto ieri pomeriggio, intorno alle 18.30 in via Cavour, è Eva Nicolodi, titolare del negozio Amanito. La commerciante racconta di essere stata costretta a chiudere anticipatamente l'attività perché con lei c'era anche la figlia di appena 7 anni, rimasta sconvolta dalla scena.

«Parlo con il cuore in gola e tanta rabbia – dice a ladige.it – per denunciare l'inferno in cui siamo costretti a lavorare ogni giorno, qui in pieno centro storico a Trento, a due passi da Piazza Duomo.

Ieri pomeriggio, alle 18.30 – un'ora in cui la via dovrebbe essere il salotto della città, piena di turisti e famiglie – si è consumata una scena d'una violenza inaudita e inaccettabile. Tre tossicodipendenti, due ragazzi e una ragazza, hanno iniziato a urlarsi addosso volgarità che un bambino non dovrebbe mai sentire, per poi passare a un'aggressione brutale. La ragazza ha iniziato a picchiarli e a strappare la maglia a uno di loro, finché uno dei due ha impugnato una borraccia di alluminio e gliel'ha tirata ripetutamente sulla testa, tirandole calci e spingendola dentro un’attività. Come se non bastasse, subito dopo sono intervenuti degli spacciatori nordafricani che si sono accaniti a calci contro uno dei due ragazzi. Il tutto nel terrore generale, senza l'ombra di una pattuglia delle forze dell'ordine.

La cosa più dolorosa e inaccettabile? Mia figlia di 7 anni era in negozio con me e ha dovuto assistere a questa scena. È rimasta sconvolta, terrorizzata.

Io sono una cittadina onesta, pago fino all'ultimo centesimo di tasse e pretendo il diritto di lavorare e di vivere in pace. Invece sono stata costretta a chiudere il negozio in anticipo per garantire la mia incolumità e quella di mia figlia, per evitare che questi soggetti si fiondino dentro la mia attività in cerca di riparo durante le loro risse.

Questa non è un'eccezione, è una realtà quotidiana: entrano continuamente per rubare, pretendono l'elemosina, insultano e minacciano i clienti che si rifiutano di dare loro soldi. Non è più una questione di semplice decoro: qui siamo alla deriva e non possiamo più vivere nel terrore a casa nostra.

Chiedo che questa voce venga ascoltata e che chi di dovere intervenga subito con presidi fissi prima che succeda qualcosa di irreparabile». (l.m.)