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TRENTO. Circa 500 neodottori e neodottoresse hanno festeggiato la conclusione del percorso universitario in piazza Fiera, dove nel pomeriggio di venerdì 30 ottobre si è svolta la tradizionale cerimonia di laurea dell’Università di Trento. Un appuntamento che ha riunito studenti, familiari e rappresentanti delle istituzioni, trasformando il centro cittadino in uno spazio di festa per la comunità accademica.
L’edizione autunnale si è svolta in un orario diverso dal consueto, nel pomeriggio, per evitare la sovrapposizione con le manifestazioni in programma nella giornata. Ad aprire la cerimonia è stato il corteo accademico, composto dai rappresentanti dei Dipartimenti e dei Centri dell’Ateneo, accompagnato dalle note del Gaudeamus Igitur, eseguito dalla Corale Polifonica e dall’Orchestra dell’Università.
I laureati hanno concluso il percorso triennale tra il primo aprile e il 30 settembre di quest’anno. Le nuove dottoresse e i nuovi dottori provengono in prevalenza dall’Italia, ma anche da diversi Paesi, tra cui Moldavia, Ucraina, Germania, Argentina, Brasile, Colombia, Nigeria, Pakistan, Vietnam, Yemen, Cina e Mongolia. I titoli sono stati conseguiti nei diversi ambiti dell’Ateneo, dalle discipline scientifiche e ingegneristiche a quelle economiche, giuridiche, umanistiche e sociali.
Nel suo intervento, il rettore Flavio Deflorian ha ricordato il valore della laurea come punto di passaggio: la conclusione di anni di studio e sacrifici, condivisi anche con le famiglie, ma soprattutto l’inizio di nuove possibilità. Il suo discorso si è concentrato sul tema dell’intraprendere e sulla necessità di superare la paura del fallimento, ancora diffusa nel contesto italiano.
Secondo un’indagine citata dal rettore, soltanto sette laureati su cento scelgono di fondare un’impresa nel corso della propria vita lavorativa. A frenare questa scelta non sono soltanto la burocrazia e le difficoltà di accesso ai capitali, ma anche il timore di sbagliare. «L’Università non può insegnarvi a evitare gli sbagli», ha sottolineato Deflorian, ricordando che l’esperienza e gli errori possono diventare strumenti per affrontare l’incertezza e acquisire conoscenza.
Un invito a mettersi in gioco è arrivato anche dal testimonial della cerimonia, Tommaso Moretti, laureato in Filosofia all’Università di Trento nel 2009 e oggi presidente dell’azienda di consulenza strategica in identità digitale No Panic. Nel suo intervento ha utilizzato la metafora della navigazione per parlare di desideri e futuro, invitando i neolaureati a interrogarsi su ciò che vogliono davvero costruire. Per orientarsi, ha suggerito tre strumenti: il sestante, per capire dove ci si trova; il regolo, per tracciare una rotta attraverso disciplina e regole; e la mappa, fatta delle esperienze di chi ha preceduto, ma con uno spazio ancora da riempire.
A rivolgersi ai giovani è stato anche il sindaco di Trento Franco Ianeselli, che li ha esortati a non sottovalutare il proprio valore e a impegnarsi non solo per realizzare i sogni professionali, ma anche per portare al centro del dibattito pubblico temi come giustizia sociale, crisi climatica, pace e difficoltà della democrazia. «Non abbiate paura di sbagliare, non rinunciate prima di provare», è stato il suo messaggio.
Il vicepresidente della Provincia e assessore all’Università e ricerca Achille Spinelli ha invece richiamato il legame tra formazione, ricerca, innovazione e mondo produttivo. L’invito rivolto ai neolaureati è quello di mantenere un rapporto con l’Ateneo e con il territorio, che ha bisogno delle loro competenze e delle loro energie. «Il nostro impegno è quello di offrire a questi giovani prospettive di qualità in un Trentino dove c’è spazio per chi vuole fare impresa o avviare progetti professionali», ha affermato.
La cerimonia si è conclusa con la consegna delle pergamene, la proclamazione da parte del rettore e il tradizionale lancio dei tocchi sulle note dell’Hallelujah di Händel. Ad accompagnare l’evento, la musica dal vivo della Corale Polifonica e dell’Orchestra UniTrento e il servizio di interpretariato in Lingua dei segni italiana curato dall’Ente nazionale sordi.


