TRENTO. È ormai una tendenza comune: quasi tutte le scuole a Trento, vuoi per il recupero dei ragazzi, o vuoi per l'efficientamento dei trasporti pubblici, ha optato per la «settimana corta». Eppure al Liceo Scientifico Galilei, nonostante il parere contrario di genitori e studenti e una maggioranza a dir poco risicata tra i docenti, il Consiglio d'Istituto ha deliberato comunque il mantenimento della settimana di sei giorni, dando vita ad un vero e proprio braccio di ferro interno alla scuola. Ma procediamo con ordine. Tutto è iniziato a settembre dello scorso anno quando all'interno dell'istituto si è riaperto il dibattito intorno alla possibilità della chiusura della scuola il sabato, sfociato infine a giugno di quest'anno in una vera e propria consultazione aperta a studenti, insegnanti e famiglie. Insomma, una sorta di «sondaggio» che avrebbe dovuto guidare teoricamente il Consiglio ad una decisione in merito alla modifica normativa. E i risultati parlano chiaro: il 61,1% degli studenti e il 58,4% delle famiglie si è espresso a favore dell'eliminazione del sabato, mentre poco più del 54% dei docenti si è espresso, al contrario, per il suo mantenimento.

Un risultato senz'altro complesso ma che, secondo i detrattori alla futura decisione consiliare, evidenziava una chiara preferenza per la settimana corta, tanto più perché la maggioranza dei giovani studenti (difatti i primi protagonisti della scuola) si erano espressi a favore. E proprio qui si è aperto lo scontro. Il Consiglio, riunito a fine giugno in assenza della componente studentesca e con una denominazione di deliberazione presumibilmente irregolare (punti su cui torneremo successivamente), si è espresso contrariamente alla settimana corta con una stretta maggioranza guidata a stretto raggio proprio dalla dirigente dell'istituto Elena Ruggieri (6 voti favorevoli, 4 contrari e 1 astenuto). E quindi «apriti cielo». Una parte di genitori, componenti del consiglio stesso, ha infatti già presentato un reclamo avverso alla deliberazione chiedendone l'annullamento a fronte di diverse considerazioni, tra le quali il già citato sondaggio avvenuto a giugno.

Ma non solo. Tra i punti sollevati dal reclamo, come anticipato, compare anche il metodo di deliberazione. La comunicazione della convocazione del consiglio sarebbe infatti avvenuta con soli 3 giorni liberi non festivi di preavviso e ad anno scolastico già terminato, elemento che avrebbe ostacolato la partecipazione degli studenti, a cui è stata negato anche un rinvio della decisione. Allo stesso modo viene contestato anche la denominazione delle deliberazione che, contrariamente al regolamento che prevede che «l'ordine del giorno deve specificare gli argomenti sui quali si svolgeranno le discussioni e le votazioni», recitava la generale dicitura «offerta formativa (5/6 giorni)», omettendo il riferimento ad un'eliminazione o ad un mantenimento del sabato.Infine, non per ultimo, viene contestata la mancata presa in considerazione dei costi energetici e di trasporto pubblico per il mantenimento dello status quo, oltre ai dati delle iscrizioni alle classi prime che, contrariamente a quanto sta accadendo al Da Vinci, risultato in calo (dai 199 del 2024/25 ai 166 dell'ultimo anno).