PHOTO
TRENTO. È pronto a patteggiare il diciottenne di origine nigeriana che, nell'ottobre scorso, era stato arrestato per aver rapinato un ragazzino di 14 anni mentre tornava a casa da scuola, nel sottopasso dei giardini di piazza Venezia. L'imputato si trova tuttora ai domiciliari: ha il permesso per frequentare l'istituto superiore a cui è iscritto e per partecipare ai corsi pomeridiani relativi al percorso di studi, ma il resto del tempo deve rimanere a casa.
Nell'udienza celebrata nei giorni scorsi si è costituito parte civile il padre della vittima, sia personalmente che in qualità di genitore (dunque in rappresentanza del minore), chiedendo il risarcimento dei danni morali, fisici, materiali ed esistenziali quantificati in 25mila euro. La rapina era avvenuta in pieno giorno. Erano le 13.30 circa quando il quattordicenne, attraversando l'area verde di piazza Venezia, si è ritrovato davanti tre ragazzi: uno lo ha minacciato puntandogli al collo uno strumento metallico, un altro gli ha aperto lo zaino, mentre il terzo si è fatto dare la giacca.
I tre aggressori hanno preteso i soldi - il 14enne aveva con sé una ventina di euro - e poi se ne sono andati. A quel punto la vittima ha chiamato il "112": il diciottenne è stato subito arrestato per rapina aggravata in concorso e per porto abuso di armi o oggetti atti ad offendere, mentre i due complici sono stati identificati in un secondo momento (il procedimento nei loro confronti è aperto davanti al tribunale dei minorenni di Trento). Il quattordicenne, come riportato nella contestazione, è stato minacciato con un taser, ma su questo punto la difesa dell'imputato non concorda, parlando piuttosto di una sorta di accendino dalle fattezze simili ad uno storditore elettrico.
Per la vittima, come è facile comprendere, l'episodio è stato fonte di un forte stress, con un cambiamento peggiorativo delle condizioni di vita. Ha dimostrato di essere un ragazzino equilibrato per come ha gestito i momenti dell'aggressione, per aver avuto "sangue freddo" e per aver subito chiamato il "112" ed i genitori, permettendo ai carabinieri di fermare uno dei responsabili. Ma a seguito dell'accaduto ha avuto problemi a prendere sonno ed è stato colto da momenti di ansia e di paura: prima era autonomo negli spostamenti casa-scuola, mentre dopo la rapina ha iniziato a chiedere ai familiari di essere accompagnato. I genitori stanno valutando un percorso terapeutico per aiutare il figlio a superare il disagio. Nel calcolo del danno è stato anche considerato l'elevato rischio che il ragazzino ha corso con un taser puntato a pochi centimetri dal collo. Ma. Vi.


