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In bilico sul ciglio di una lacrima, Francesca guarda lontano. «È una forma di sopravvivenza, ecco perché lo faccio. Per riempire questo vuoto». Sofia, la sua bambina, è stata uccisa dalla malaria il 4 settembre 2017. Aveva 4 anni. Le verifiche dell’Istituto Superiore di Sanità e dei periti della Procura indicarono l’ospedale Santa Chiara di Trento come luogo del contagio.
Sabato a Gardolo, a pochi passi dalla chiesa parrocchiale, è stata inaugurata la sede dell’associazione «Gli amici di Sofi».
Per tutti è Sofi, non Sofia. Per la mamma è tutto. E per il papà Marco e il fratello Iacopo che ha 12 anni. «Io la sento, Sofi», sussurra Francesca, «e la voglio fare sentire».
Ieri Sofi era dappertutto: nei palloncini a forma di cuore che indicavano la strada come i sassolini di Hänsel e Gretel, nei cuoricini di carta appesi al collo di tante persone, nelle favole della zia Maria, nei ricordi degli amichetti.
Maria Nicolodi è zia di Francesca e prozia di Sofia, ha scritto e illustrato il libro «Sofia e zia Maria vi raccontano le favole del Trentino». Lo hanno presentato ieri, e una parte dei soldi ricavati dalle vendite verrà inviata in Perù per sostenere la Casa Madre Teresa di Calcutta gestita dall’infermiera trentina Daniela Salvaterra.
L’altro progetto dell’associazione è la commedia musicale «Come una cometa» che andrà in scena il 19 aprile 2020 al Teatro Sociale di Trento (ore 17, ingresso libero): il cantautore trentino Daniele Groff ha composto le musiche, sul palco la scuola di danza La Fourmie.
«Questo è un segno di resurrezione», dice il parroco, don Claudio, benedicendo la sede. «Sofi risorge in voi e in tutti quelli che passeranno di qui».
Da questo momento «il cuore di Sofia si allarga a tutta la comunità», dice Mariachiara Franzoia, vicesindaco di Trento. «Il cuore di Sofia» è il nome dato alla sede.
Ci sono il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, l’assessore Stefania Segnana e la presidente della circoscrizione di Gardolo Antonella Mosna: esprimono l’ammirazione per una famiglia che ha trasformato una tragedia in un’occasione per aiutare gli altri. E quando Daniele Groff intona «Sei un miracolo» è impossibile non pensare che il miracolo sia Sofi e tutto il bene che grazie a lei potrà essere compiuto.
«Sono felice adesso», dice mamma Francesca, «e dedico questo luogo non solo a Sofi ma anche a Iacopo che mi sta aiutando ad andare avanti e a fare tante cose belle». «Sono felice ma anche spaventata», confessa infine.
«Mi dicono: hai già un sacco di cose a cui badare, un lavoro che t’impegna, chi te lo fa fare d’imbarcarti in questa avventura? Ma io devo andare avanti così. Lo sento. Ci sono due possibilità: vivere o morire. In tanti mi hanno sostenuta. Non tutti. Ma ho imparato a non dare troppo peso ai giudizi della gente. E so una cosa: Sofi dev’essere ricordata per sempre».


