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TRENTO. Erano le 21.50 del 14 luglio 1978 quando un violento temporale cambiò per sempre la storia della città. Nello stabilimento Sloi, nella zona nord di Trento, scoppiò un incendio destinato a diventare uno dei più gravi incidenti industriali mai avvenuti in Trentino. A ricordare quei drammatici momenti è il sito della Protezione civile del Trentino, che ricostruisce quanto accadde quella sera e il ruolo determinante dei vigili del fuoco nell'evitare una tragedia ancora più grande.
Secondo la ricostruzione ufficiale, il rogo si sviluppò «a seguito del contatto della pioggia, entrata in un capannone, con il sodio contenuto in un barile incrinato». Da quel momento «una reazione a catena provocò lo scoppio di diversi barili»: nel magazzino erano infatti custoditi «circa 300 fusti di sodio». Le esplosioni alimentarono un incendio di enormi proporzioni che coinvolse l'intero stabilimento e provocò la formazione di una vasta nube tossica sopra la città.
Le cronache dell'epoca, riportate dalla Protezione civile, descrivono una situazione drammatica. «La nube di fumo era diventata gigantesca», si legge. «Sovrastava Campo Trentino, aveva investito le case di via Soprasasso, di Roncafort, Gardolo», mentre il vento la spingeva «ora verso il rione di Cristo Re ora verso Martignano». Era «una nube di soda caustica spinta in alto da un rogo che aveva raggiunto i 1.200 gradi», un'immagine rimasta impressa nella memoria di chi quella notte la visse.
L'emergenza fu tale che «venne ipotizzato lo sgombero di diversi quartieri della città». Il timore era che l'incendio potesse estendersi ad altre sostanze altamente pericolose custodite nello stabilimento, con conseguenze imprevedibili per migliaia di persone.
A evitare il peggio fu il tempestivo intervento del Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Trento. La Protezione civile ricorda come i pompieri non utilizzarono acqua, perché «avrebbe aggravato l'incendio». Scelsero invece una soluzione eccezionale: «il getto di 540 quintali di polvere di cemento», una tecnica che consentì di soffocare le fiamme e impedire che raggiungessero il piombo tetraetile presente nell'impianto.
Quell'azione si rivelò decisiva. Come sottolinea il sito della Protezione civile, l'intervento dei vigili del fuoco «evitò che le fiamme interessassero il piombo tetraetile presente nello stabilimento», scongiurando «un'enorme esplosione e lo sviluppo di gas con conseguenze catastrofiche per la popolazione e il territorio». Un episodio che, a distanza di 48 anni, resta uno dei momenti più drammatici della storia industriale di Trento e una testimonianza del coraggio e della professionalità di chi intervenne quella notte.


