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TRENTO. Entrare nel mondo degli affari nei propri vent'anni non è facile, pensare di gestire cinque locali entro i trenta sembra quasi un'utopia. Ma così non è stato per Shkumbin Karpuzi, "Sku" per gli amici, partito lasciandosi alle spalle il Kosovo, sua terra natia e che fino al 1999 era ancora in guerra, trovando poi a Trento una situazione totalmente diversa, difficilmente spiegabile ad un bambino che nella sua vita in città non ci era mai stato. Da lì, piano piano, è però diventata la sua casa, tanto da fargli dire che ora non se ne separerebbe. Ha appena preso in gestione, assieme al socio Armando Shehaj, lo storico Caffè Portici in piazza Duomo, un altro traguardo importante e che lo lancia ora nel pieno centro. Prima ha appreso le basi, poi ha deciso di mettersi in gioco nel mixare gusti e aromi riscuotendo un meritato successo.
Come è entrato in questo business e, più in generale, qual è stato il suo percorso che l'ha portata fin qui?
Sono arrivato a Trento a 8 anni e per me era tutto nuovo: fino ad allora avevo vissuto in un paesino di campagna, abituato agli animali e ad un contesto rurale, non avevo mai visto una città. Non è stato facile, ma con il tempo ho imparato la lingua e instaurato rapporti. Mi sono ambientato e per me questa è diventata casa. Appena finito le superiori ho iniziato a fare stagioni tra Madonna di Campiglio e il lago di Garda, lì mi sono appassionato al lavoro. In questo modo sono riuscito a risparmiare per quattro anni, visto che vitto e alloggio erano inclusi e preferendo usare per le spese solamente le mance che mi venivano lasciate. A 25 anni ho quindi studiato mixologia: la mia intenzione era quella di apprendere le nozioni per creare nuove combinazioni per i drink. Quasi in contemporanea sono riuscito a rilevare il mio primo locale in via Vittorio Veneto, il Dasq.
È stato un po' un banco di prova, giusto?
Sì, era una situazione un po' difficile per via della posizione decentralizzata e per gli orari d'apertura che ho scelto per il locale, dalle 18 alle 2. Sono decisioni all'apparenza penalizzanti, ma la qualità è poi riuscita ad attirare clienti e mi ha spinto ancora di più a sperimentare. Di base cerco di esprimere i miei gusti e vedere quali sono i feedback una volta che li faccio provare ai clienti: come risultato, i più apprezzati rimangono in menù. Le cose sono andate bene e da lì mi sono sentito di aprire anche altri locali sul territorio: Il Magazzino di Sku a Pergine, Fc Dasklub, il laboratorio e il nuovo Caffè Portici a Trento.
Immagino che prenda tanto tempo dedicarsi a tutte le attività ogni giorno.
Dico spesso che vivo lavorando, ma dato che mi piace, mi pesa anche meno. Cerco di mettere sempre al centro il cliente e penso che se si è creato un giro è anche per quello. Per fortuna ho anche quindici dipendenti che mi aiutano nel compito. Con loro cerco sempre di creare un rapporto d'amicizia perché praticamente trascorriamo la maggior parte del tempo assieme e so che così si lavora anche meglio. Ci sono rispetto e sinergia.
Com'è nata l'idea di rilevare il Caffè Portici?
In realtà in questo caso è stato più per suggerimento del mio collaboratore Armando Shehaj. Ero un po' riluttante ma il suo entusiasmo e la sua voglia di fare mi hanno fatto cambiare idea. Mi fido di lui e siamo entrati in società.
Aldo Filippo, il proprietario precedente, parlava della riapertura con la nuova gestione ad agosto, ma già nell'ultima settimana eravate aperti. Come mai avete optato per anticipare?
C'era tanta voglia di mettersi al lavoro, perciò il locale è già aperto. Non abbiamo ancora apportato grandi cambiamenti all'interno, ma puntiamo comunque a delle modifiche e delle migliorie in futuro. Queste riguarderanno non solo l'aspetto estetico del locale, ma anche l'offerta delle colazioni e dei drink. Ringrazio ancora Aldo Filippo per l'opportunità.
Non vi preoccupano le tante spaccate che hanno colpito la città negli ultimi mesi?
No, credo che più la città sia viva e meno ci sia questo problema. Se si svuotassero le strade sarebbe ancora peggio. Certo, qualche pattuglia in più aiuta sempre.


