TRENTO. Si accende lo scontro politico sulla scuola trentina. Le opposizioni in Consiglio provinciale criticano duramente l'atteggiamento dell'assessora all'Istruzione Francesca Gerosa nei confronti della mobilitazione degli insegnanti e della polemica sui percorsi di educazione sessuale negli istituti. In una nota congiunta, Francesca Parolari e Lucia Maestri del Partito democratico, Michele Malfer di Campobase, Paola Demagri di Casa Autonomia.eu e Lucia Coppola di Alleanza Verdi e Sinistra definiscono «inaccettabile» la linea adottata dall'esponente della Giunta.

Il primo punto riguarda la protesta dei docenti, che in Trentino hanno iniziato a manifestare il proprio malcontento anche attraverso la rinuncia ad accompagnare gli studenti nelle gite scolastiche. Una mobilitazione che, secondo i consiglieri di minoranza, nasce dalla richiesta di un riconoscimento più adeguato del ruolo professionale, sociale ed economico degli insegnanti.

«Se il corpo docente è arrivato a promuovere forme di mobilitazione come l'astensione dall'adesione alle gite, è primariamente per chiedere una reale e doverosa rivalutazione del ruolo sociale, professionale ed economico della propria professione», sostengono gli esponenti dell'opposizione. Nel mirino finisce la risposta di Gerosa, che aveva giudicato sbagliata la scelta di boicottare le gite, affermando che a essere penalizzati sarebbero soprattutto gli studenti.

Per le minoranze, il richiamo al bene dei ragazzi rischia invece di spostare l'attenzione dalle ragioni della protesta. I consiglieri contestano quello che definiscono un atteggiamento «maternalistico» nei confronti degli studenti e accusano l'assessora di alimentare lo scontro anziché favorire un confronto con il personale scolastico.

«Anziché avviare un dialogo cercando di comprendere e mediare, come una esponente dell'esecutivo dovrebbe fare, Gerosa esacerba i toni e alza ancora lo scontro», affermano nella nota.

La presa di posizione riguarda anche la vicenda dei corsi di educazione sessuale nelle scuole e le polemiche che hanno coinvolto i professionisti dell'Azienda sanitaria. Secondo i consiglieri, sarebbe ingiustificato attribuire a questi ultimi la responsabilità della confusione emersa nelle ultime settimane.

Nella ricostruzione fornita dalle opposizioni, tra il Dipartimento di prevenzione dell'Azienda sanitaria e il Dipartimento istruzione sarebbero intercorsi confronti precisi, al termine dei quali sarebbe stato inizialmente consentito l'accesso alle scuole e successivamente confermato l'esame dei curricula e dei materiali didattici.

Da qui l'accusa alla struttura provinciale: secondo i firmatari, le responsabilità delle difficoltà emerse andrebbero ricercate nelle decisioni e nelle disposizioni dell'assessorato e del Dipartimento istruzione, che, a loro giudizio, non sarebbero riusciti a gestirne le conseguenze.

La nota riunisce così due fronti di tensione che interessano il mondo scolastico trentino: da una parte le condizioni di lavoro e le rivendicazioni economiche dei docenti, dall'altra le regole per lo svolgimento delle attività di educazione sessuale e il rapporto tra istituzioni scolastiche, Provincia e Azienda sanitaria.